La perdita di riconoscibilità dello skyline urbano e le coloriture fluorescenti

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Durante la lunga campagna ricognitiva effettuata sul vasto territorio del Gal Borba per giungere alla definizione delle linee guida, si è avuto modo di apprezzare questo territorio fatto di borghi, nuclei isolati e aree rurali, con i relativi contesti territoriali (percorsi, terrazzamenti..).

Proprio in occasione di questa fase preliminare sono emersi pregi e difetti di un tessuto urbano che merita senza alcun dubbio di essere protetto e salvaguardato cercando di contenere la crescita dell’urbanizzato a carattere dispersivo sui versanti collinari, favorendo la crescita policentrica dei nuclei collinari, specie quelli strutturati su crinale, incentivando i processi di recupero delle aree rurali in abbandono, contenendo le tendenze dispersive dell’area urbana di Ovada in direzione della Molare-Belforte Monferrato e di Acqui Terme in direzione delle direttrici Acqui-Bistagno- Ponti, limitando, infine, la tendenza alla dispersione intorno ad alcuni nuclei storici più piccoli.
 

Il riconoscimento nel giugno 2014 del sito “I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” come Patrimonio Mondiale dell’Unesco ha imposto la valorizzazione consapevole dei comuni che ricadono nella cosiddetta zona tampone per i quali gli obiettivi strategici sono tesi alla “qualificazione architettonica dei centri storici e dei borghi rurali, al fine di incrementare l’attrattività dei territori e sviluppare il turismo rurale ed enogastronomico”. Si insiste in modo particolare sul mantenimento della riconoscibilità dello skyline urbano e degli elementi caratterizzanti i profili dell’edificato (torri, campanili, edifici rappresentativi, ecc.) anche con l’impiego di coloriture materiali idonei ad assicurare il migliore inserimento visivo dei manufatti, attraverso la predisposizione/revisione di uno specifico piano del colore rispettoso delle tecniche tradizionali e delle cromie locali.

L’adozione, da parte di numerosi comuni del territorio esaminato, di strumenti normativi puntuali per la valorizzazione del costruito storico sembra avere disatteso, in alcuni casi, i buoni propositi in quanto non soltanto nelle nuove costruzioni ma anche nelle operazioni di recupero è possibile trovare esempi di interventi “negativi” dovuti all'impiego generalizzato di malta e intonaci cementizi, alla tendenza di sostituire i manti in laterizi con prodotti in latero cemento o cemento, alla tendenza di sostituire i serramenti in legno con nuovi in alluminio, all'alterazione degli schemi strutturali originali e all'alterazione delle coloriture originali con nuove estranee alla tradizione cromatica di questi luoghi.

Proprio rispetto a quest'ultimo aspetto si segnala una tendenza piuttosto in voga in questi anni che consiste nell'utilizzare (in fase di ristrutturazione) coloriture per così dire “fluorescenti” dal pessimo impatto visivo ed assolutamente estranee a questi luoghi, le cui identità cromatiche sono invece quelle tipiche delle terre naturali.

Gli intonaci semplici che caratterizzano la maggior parte delle abitazioni contadine hanno i colori delle terre naturali e sono frequentemente stesi in un unico strato attraverso il quale è possibile intravedere le pietre o i mattoni usati nella costruzione, lo spessore di questo strato è minimo, assimilabile a quello di una sottile velatura.
La composizione degli intonaci varia in relazione al tipo di aggregati impiegati nell’impasto, spesso ottenuti da sabbie fluviali locali o dalla frantumazione di pietre cavate in sito. 

Le coloriture più comunemente rilevate, ottenute dai pigmenti naturali, variano dai colori più chiari come il bianco sporco o l’ocra, per arrivare a varianti di gialli e di rosa decisamente sottotono. L’intonaco decorato è stato più frequentemente individuato nei nuclei abitati, lo spessore varia da uno a più strati e può arrivare fino a 2 cm. Si tratta, anche in questo caso, di intonaci a base di calce aerea e di aggregati di granulometria media o più fine.

In molte zone sono stati rintracciati intonaci con decorazioni conservate all’interno di nicchie o semplici riquadrature: il tema ricorrente è quello religioso con raffigurazioni di immagini sacre singole, riconducibili ad ex-voto. Meno frequenti ma presenti in alcune cascine sono le composizioni figurative realizzate sul prospetto principale dell’abitazione, con tecnica ad affresco. In alcune abitazioni dei centri abitati sono presenti facciate con decorazioni di tipo semplice geometrico o floreale e facciate ricche di apparati decorativi, anche complessi che ricordano la consolidata tradizione ligure delle facciate dipinte.

 

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