I resti di Acqui romana: un viaggio nel passato

Acqui Terme, cittadina dell’alto Monferrato nella Valle del fiume Bormida, trae le sue origini in epoca neolitica (5500-3500 a.C.). Fu capoluogo dei Liguri Statielli e successivamente tra il II ed il I secolo A.c. divenne la Aquae Statiellae romana con la costruzione nel 109 A.c. dellavia Aemilia Scauri ad opera del console Marco Emilio Scauro.

Le sue sorgenti termali ebbero notevole prestigio tanto che Plinio il vecchio le annovera tra le più importanti dell’impero romano assieme a Puteoli (Pozzuoli) e ad Aquae Sextiae (Aix-en-Provence). Lo stesso Plinio scrive: ”Le acque sgorgano ovunque con abbondanza, da moltissime sorgenti, alcune fredde altre calde”.

La città romana aveva tre impianti termali di cui oggi rimangono alcuni resti e un maestoso acquedotto che serviva come approvvigionamento sia per le terme che per usi privati.

I siti archeologici di Acqui romana

Ad Acqui sono ancora conservati diversi siti romani che rappresentano un segno incancellabile dell’architettura e dell’ingegneria dell’epoca ed una testimonianza di un passato glorioso. Tra questi ricordiamo:

  • Acquedotto romano i cui resti rappresentano il monumento meglio conservato del Piemonte ed un’opera di straordinaria maestria di ingegneria idraulica romana. La sua costruzione risale al I/II secolo d.C., il percorso si snoda per 12 Km di lunghezza con un dislivello di 50 mt. Dalla località di Lagoscuro l’acquedotto partiva con un condotto sotterraneo come si evince da alcuni resti sul corso del torrente Erro; il tratto finale invece si sviluppava in un condotto appoggiato su una struttura ad “archi in muratura”, una quarantina di archi sul fiume Bormida. Le sue acque, entrate in città, venivano convogliate in tubature di piombo che erogavano l’acqua a fontane, vasche pubbliche e case private e forse servivano anche per raffreddare le acque termali.
  • Museo Archeologico all’interno del Castello dei Paleologi: nel quale si percorre un ideale viaggio attraverso le testimonianze archeologiche del passato, una delle sale è dedicata al percorso della via Aemilia Scauri con la presenza di corredi funebri scoperti negli anni ’70 del secolo scorso, stele e lapidi funerarie, e ceramiche di età imperiale. Una sala è dedicata interamente alla ricostruzione della grande fontana romana in marmo grigio che era ubicata nella piazza della Bollente e che rappresentava una parte dell’impianto termale. Si possono inoltre ammirare frammenti architettonici in marmo ed in terracotta, parti di sculture, arredi marmorei ed un mosaico con iscrizioni.
  • Resti del teatro romano di via Scatilazzi rinvenuto durante gli scavi per il rifacimento ed il risanamento del centro storico cittadino avvenuto nei primi anni duemila. L’opera risale ai primi secoli d.C. ed è stata realizzata sfruttando il naturale declivio del terreno alle pendici del colle dove sorgeva il Castello dei Paleologi.
  • Area archeologica di via Cassino attraverso scavi condotti negli anni Ottanta del secolo scorso, è venuta alla luce una casa laboratorio destinata alla produzione di vasellame in ceramica. La struttura risale al I secolo d.C. anche se nel corso dei millenni ha subito lavori di rifacimento. Gli scavi hanno portato alla luce vari oggetti di uso comune quali pentole, olle, tegami che servivano per cuocere le vivande ma anche brocche, coppe e bicchieri. L’edificio era composto da sei stanze attorno ad un cortile centrale, i muri erano caratterizzati da ciottoli di fiume uniti tra loro dalla malta; inoltre la presenza di scarti di cottura e di pezzi di argilla sagomati hanno condotto a pensare che quello fosse stato un laboratorio per la lavorazione dell’argilla riconducibile alla produzione della ceramica.
  • La fontana romana di corso Roma venuta alla luce da scavi a fine anni Ottanta, rappresenta una fontana pubblica risalente al I/II secolo d.C. ancora in ottime condizioni. Di forma rettangolare è caratterizzata da lastre di pietra legate tra loro da spranghette metalliche di ferro, era alimentata da una tubatura in piombo nella quale era convogliata l’acqua portata in città proveniente dall’acquedotto.

Acqui è un museo a cielo aperto che nel tempo ha custodito i suoi tesori. La città romana non era difesa da mura dato che non se ne sono trovate tracce, era protetta da palizzate e fossati e l’estensione dell’abitato era segnato dalle aree cimiteriali. Le strutture ancora esistenti sono una lezione di storia che parte dai resti della cultura romana che attraverso i millenni è giunta fino a noi

Si segnalano, inoltre:

image_pdfPDFimage_printStampa

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *