Sono stati avviati in parallelo i cantieri di restauro di due campanili storici del territorio alessandrino: quello della Chiesa Parrocchiale di San Michele a Felizzano e quello della Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora dell’Assunta a Casalcermelli.
In entrambi i casi si tratta di manufatti di antica fondazione, sottoposti a tutela, che costituiscono il principale riferimento verticale nel paesaggio dei piccoli centri rurali, vera e propria “immagine simbolo” riconoscibile da lontano e strettamente legata all’identità delle comunità che li abitano.
Gli interventi, affidati rispettivamente all’impresa di Gesualdo Stelladoro per Felizzano e all’impresa Cavallo Costruzioni per Casalcermelli, si configurano come operazioni di restauro conservativo finalizzate alla messa in sicurezza delle strutture, al risanamento dei paramenti murari e al recupero delle finiture originarie, nel rispetto dei criteri di compatibilità materica e reversibilità propri della disciplina del restauro.
Il doppio cantiere è reso possibile da un quadro di finanziamenti integrato, che combina i contributi della CEI derivanti dall’8×1000 con le risorse del Ministero della Cultura, a conferma di quanto la salvaguardia dei campanili – elementi cardine del profilo urbano e rurale – sia considerata strategica non solo sul piano strutturale, ma anche quale investimento sulla memoria storica e sulla qualità paesaggistica dei nostri borghi.

Il campanile di Casalcermelli
La chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta viene edificata nel 1773 su progetto dell’architetto alessandrino Gian Domenico Trotti, affiancando il preesistente Oratorio di San Giovanni, mantenuto come oratorio confraternale a lato del nuovo edificio. Nel 1819 la chiesa è consacrata dal vescovo Alessandro d’Angennes e il complesso riceve una benedizione generale nel 1871.
Sul lato est si innalza il campanile, a base quadrata, alto circa 40 metri, scandito da cornici orizzontali; la cella campanaria, con monofore su ciascun lato affiancate da paraste e coperta da tetto a quattro falde, ospita cinque campane. La torre, slanciata ma fondata su una base ben impostata sul corpo della chiesa, è realizzata in laterizio con modanature in rilievo fino al livello dell’orologio; al di sopra si eleva la cella, anch’essa in laterizi, alleggerita da quattro aperture a terminazione curvilinea e conclusa da un cornicione sagomato. L’apparato campanario comprende una parte meccanica (sostegno e movimento delle campane) e un sistema elettrico che governa il suono automatico e l’orologio, a differenza del vicino campanile dell’Oratorio di San Giovanni Battista, privo di orologio.

L’intervento in progetto interesserà il campanile con una revisione complessiva della copertura, oggi fortemente degradata, e il consolidamento di una porzione di cornicione sul lato sud soggetta a schiacciamento, oltre a un trattamento generale delle facciate in laterizio, caratterizzate da patine biologiche diffuse, fenomeni di degrado dei mattoni e mancanza di stilatura nei giunti.

Il campanile di Felizzano

Le fonti documentarie attestano che l’attuale Chiesa parrocchiale di San Michele è stata ricostruita tra il 1629 e il 1630, in sostituzione dell’edificio tardo duecentesco di cui sopravvivono i muri laterali e la pregevole torre campanaria a pianta quadrata, vero fulcro compositivo e paesaggistico del complesso.
Il campanile, di impianto medievale, è interamente realizzato in laterizio faccia a vista per un’altezza di circa 27 metri ed è scandito da una sequenza di monofore che si conclude nella cella campanaria, caratterizzata da bifore in laterizio e coronamento merlato. L’abside della chiesa si innesta direttamente sul campanile e presenta, come questo, una tessitura muraria in mattoni a vista articolata da cinque ampie aperture, che conferiscono slancio e luminosità al fronte orientale.
L’accesso alla torre avviene attraverso una piccola apertura che introduce in un ambiente voltato di base, dal quale si sviluppa una scala lignea di fattura semplice ma di grande suggestione, che permette di raggiungere i livelli superiori fino alla sommità del manufatto. Il primo impalcato conserva ancora l’antico solaio in legno, costituito da travi e assito, elemento di notevole interesse storico‑costruttivo che dovrà essere salvaguardato e monitorato.
I principali fenomeni di degrado rilevati sulla copertura del campanile – in continuità con quelli riscontrati sulla copertura del resto della chiesa – sono riconducibili all’accumulo di depositi superficiali incoerenti che, ostacolando il regolare deflusso delle acque meteoriche, hanno favorito la formazione e la diffusione di una marcata patina biologica. Quest’ultima risulta particolarmente evidente sulle falde esposte a nord e negli interstizi tra le file di coppi, dove si osserva una consistente proliferazione di muschi e licheni. In più punti si registrano coppi mancanti, fratturati o dislocati, fenomeno attribuibile ai cicli di gelo‑disgelo e alle sollecitazioni meccaniche indotte dagli agenti atmosferici.
Dal punto di vista della regimazione delle acque piovane, si rileva l’assenza di linee di gronda orizzontali e di pluviali di discesa dedicati: il deflusso è interamente convogliato verso la copertura principale del corpo chiesa. Tale configurazione, unita allo stato di degrado della copertura, ha determinato intensi fenomeni di ruscellamento lungo le superfici murarie del campanile e, in particolare, in corrispondenza della cella campanaria, dove si osservano estese croste nere e colature che mascherano la tessitura laterizia e possono favorire processi di disgregazione superficiale.
Il presente intervento di restauro avrà dunque come obiettivi principali: il ripristino funzionale e conservativo della copertura, la rimozione controllata delle patine biologiche e dei depositi incoerenti, la pulitura selettiva delle croste nere in cella campanaria e l’eventuale integrazione/adeguamento dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche, nel rispetto dell’immagine storica del manufatto e dei principi del restauro conservativo.






