Il cimitero monumentale di Staglieno a Genova

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screenshot_2016-11-07-09-54-47-1-1146Il cimitero monumentale di Staglieno a Genova rappresenta un museo all’aperto per la presenza di cappelle, sculture di notevole pregio e bellezza, opere di artisti di importante valore. L’ingresso rivolto al Bisagno è contraddistinto dalla statua della Fede: un’opera in marmo bianco alta nove metri, alle cui spalle sulla collina si erge l’imponente opera architettonica del Pantheon, struttura a pianta circolare di 25 metri di diametro, che ospita al suo interno le spoglie di personaggi illustri. Tra questi si ricordano Nino Bixio e Stefano Canzio, lo scrittore Giulio Barrili, l’architetto Carlo Barabino ed il violinista Camillo Sivori. Inoltre molti altri personaggi riposano nel cimitero di Staglieno tra i quali: Giuseppe Mazzini, David Chiossone, Mary Wilde, moglie di Oscar Wilde, il musicista Fabrizio De Andre’, gli attori dialettali Gilberto e Rina Govi, il musicista Michele Novara e l’armatore Raffaele Rubattino. Il cimitero, inaugurato nel 1851 (benché non ancora completato) è stato progettato dell’architetto Carlo Barabino e ultimato dal suo collaboratore Giovanni Resasco. La struttura, neoclassica, ha subito ampliamenti negli anni con ampliamento della vegetazione che conferisce una grande suggestione scenografica. Molti personaggi storici sono rimasti affascinati dalla bellezza di Staglieno tra questi Nietzsche, Marc Twain ed Elisabetta d’ Austria la famosa Sissi. La maggior parte della produzione sotto i porticati si sviluppa su temi classicheggianti che vanno dalla presenza dei Geni, custodi della tomba, a figure rappresentanti le Virtù fino a simboli che richiamano la classica tradizione Cristiana come l’ancora, simbolo della speranza, che in epoca moderna assume il significato di un personaggio legato al mondo marino. In altri monumenti funebri predominano figure che simboleggiano la Fede, il Sonno Eterno con l’allegoria del cerchio, la Speranza; oppure la clessidra alata, simbolo del tempo che fugge. La simbologia dell’Angelo è molto usata all’interno del cimitero di Staglieno in varie espressioni per esempio nell’atto di tenere in mano una fiaccola rovesciata, simbolo della vita che si è spenta, oppure con espressione pensosa mentre regge l’anello, simbolo del ruotare eterno del tempo; inoltre nell’immagine Cristiana predomina l’Angelo custode, elemento di conforto nel dolore. Attorno agli anni sessanta del XIX secolo un gusto realista prende campo tra le opere di Staglieno, i volti dei personaggi vengono rappresentati con espressioni di dolore; inoltre gli abiti, le acconciature hanno una minuziosa raffinatezza ed il marmo sembra quasi trasmettere un senso di reale angoscia. Uno dei monumenti più noti ai genovesi è la tomba alla memoria della “venditrice di noccioline”, una figura popolare nelle sagre e solennità comandate; si tramanda che con i soldi della sua attività avesse commissionato il suo monumento funebre. La donna è raffigurata con gli oggetti del suo commercio: le collane di nocciole, i pani e le ciambelle ed a ritrarla uno dei più famosi scultori alla borghesia genovese, Lorenzo Orengo. Alla fine degli anni ’80 del secolo XIX un senso di inquietudine e turbamento stilistico porta all’entrata in scena del simbolismo e del liberty, ritorna l’iconografia dell’Angelo, che assume sembianze femminili e nello stesso tempo un’espressione misteriosa ed infinita. Un’idea di questa concezione l’abbiamo nel Monumento Oneto, dello scultore bistagnese Giulio Monteverde in cui l’Angelo perde il suo simbolismo cristiano di guida verso il paradiso per diventare un ambiguo custode del mistero della morte ed insieme esprime componenti sensuali. Un altro monumento di Monteverde dedicato alla famiglia Celle, domina il drammatico contrasto tra la sensuale figura femminile nuda nella parte superiore e la personificazione della morte che sembra abbracciarla in una danza macabra. Staglieno è un luogo di silenzio tra il fascino dei marmi bianchi, delle statue ed il verde della natura circostante che crea un ambiente in cui si percepiscono profonde emozioni e forse il valore stesso della vita avvolta nel mistero della morte.                                                              

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