Le cave di Visone (Al) e il progetto di restauro di Fornace Canepa – IIa parte –

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dalla relazione al progetto …

Le informazioni di cui al presente articolo sono state estratte dalla Relazione storica e tecnico-diagnostica allegata al Progetto Definitivo di riqualificazione e restauro conservativo dell’impianto industriale della Fornace Canepa (I lotto lavori) del gruppo di lavoro composto dalla Dott.ssa Paola Allemani, archeologo (coordinatore del progetto), dall’architetto Antonella B. Caldini specialista in restauro dei monumenti (progettista) e dall’arch. Maurizio Carozzi (collaboratore). Si ringrazia il gruppo di lavoro per la gentile concessione delle informazioni qui estratte.

Nella zona di Visone alle fine del XIX secolo erano presenti sette fornaci che servivano come camini e camere di cottura ed erano considerate come "strutture a fuoco continuo" veri e propri "altiforni."

La Fornace della famiglia Canepa era ubicata in Regione Chiodi ed aveva la base direttamente poggiante su un antico fronte di cava a sottolineare la volontà di costruire secondo canoni tradizionali. La Fornace ospitava tre camere di cottura una adiacente all'altra: le due sul lato ovest erano costruite con la classica forma tronco/piramidale a base quadrata, la terza invece si presentava cilindrica. Con tutta probabilità la terza stanza era stata aggiunta in un secondo momento dalla ditta che rilevò le proprietà Canepa attorno agli anni Settanta.

Durante gli ultimi anni di lavorazione questo forno produceva solfato ferroso e le singole fornaci alte quattordici metri avevano la bocca superiore protetta da una tettoia in tegole costruita in un secondo tempo, fatiscente e bisognosa di interventi di messa in sicurezza e manutenzione.

Si accedeva alla fornace dal piazzale con carri e mezzi attrezzati e si provvedeva alla spaccatura del materiale lapideo per poterlo trasportare dall'alto. Il combustibile usato era il carbone a dimostrazione del fatto che nonostante l'avvento delle tecnologie e di fonti alternative in questa zona si è continuato a conservare la tradizione fino alla chiusura degli impianti.

La struttura dei due forni sul lato ovest era in pietra mentre la parte più recente era stata realizzata in mattoni pieni con chiavi di rinforzo in ferro; il camino interno di tutte le fornaci era in mattoni refrattari.

Annesso al sistema delle tre fornaci vi era un edificio disposto su due livelli in pietra che custodiva, in origine, al piano superiore l'officina del fabbro-falegname per la riparazione degli strumenti di lavorazione mentre al piano inferiore il deposito della calce.

Le fornaci erano a ciclo continuo quindi non si dovevano mai spegnere e venivano organizzati appositamente turni di lavoro anche notturni; si caricava la pietra dall'alto alternandola al carbone, la calce viva veniva recuperata da bocche poste nella parte inferiore. La pietra da cuocere veniva portata dal piazzale alle bocche dei forni con carri o montacarichi posizionati sul muro di contenimento.

L'accensione del fuoco rappresentava una fase molto importante poiché doveva avvalersi di quantità precise di pietra e carbone per ottenere la giusta cottura; la quantità di carbone veniva misurata con ceste di vimini o di lamiera che avevano una capacità stabilita. Quando si tirava la calce per controllare e i mattoni di rivestimento interno erano diventati bianchi significava che la cottura stava procedendo bene mentre se i mattoni interni rimanevano rossi voleva dire che la cottura stava avendo problemi-

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