L’Abbazia di Staffarda uno dei principali monumenti medievali piemontesi

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L’abbazia di Santa Maria di Staffarda è uno dei monumenti medievali piemontesi più importanti ed è ubicato nella frazione omonima del Comune di Revello in provincia di Cuneo.

Il grande complesso venne fondato nella prima metà del XII secolo dai monaci cistercensi dell’Abbazia di Tiglieto su un terreno donato dal marchese Manfredo I di Saluzzo. Il complesso fu sede di un ospizio per pellegrini che provenivano dalla Francia diretti a Roma e per coloro che erano diretti a Santiago di Compostela in Spagna attraverso il Colle della Maddalena e la Provenza.

Nel 1690 una sanguinosa battaglia tra i piemontesi guidati da Vittorio Amedeo II di Savoia ed i francesi provocò gravissimi danni alle strutture architettoniche soprattutto del chiostro e del refettorio. Nel 1750 con una bolla pontificia, Benedetto XIV affidò all’ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro la struttura già trasformata in commenda poiché ormai priva di vita monastica.

Il complesso abbaziale comprende la chiesa, il chiostro con eleganti colonne binate, gli edifici monastici, la sacrestia con una scala attraverso la quale i monaci potevano accedere alla chiesa per recitare le preghiere.

La facciata della chiesa è in pietra e mattoni con portico ogivale a cinque arcate. La struttura a pianta basilicale a tre navate è in stile romanico lombardo, molto semplice come voleva la regola di San Bernardo che imponeva costruzioni austere; soltanto nel XVI secolo verranno aggiunti elementi decorativi. Di pregio la sala capitolare e la sala da lavoro con volte ad ogiva sorrette da colonne in marmo.

All’interno possiamo ammirare testimonianze dell’arte tardo gotica e rinascimentale con arredi lignei del XVI secolo di gran pregio tra cui il pulpito in stile gotico borgognone del 1520 con intagli a motivi naturalistici ed un altare dell’artista Agostino Nigra scolpito con eleganti candelabri.

Di  importanza anche una Crocifissione con San Giovanni e la Vergine Maria in legno e soprattutto di pregio elevatissimo nell’abside maggiormente un polittico o macchina d’altare di Pascale Oddone, capolavoro ebanistico del XVI secolo: la pala si divide in sette nicchie dove sono rappresentati episodi della vita di Gesù e della Madonna con 32 statue in legno.

L’interno in origine era rappresentato da alternanza di fasce di mattoni sulle pareti, mentre gli unici elementi originali architettonici erano le chiavi di volta nella navata centrale raffiguranti l’Agnus Dei ed un Angelo con le braccia conserte ed un capitello con lo stemma della famiglia Grimaldi di Bellino.

Il coro ligneo in stile gotico fiorito fu portato via durante il regime napoleonico e successivamente ritrovato e smembrato in vari luoghi.

Una particolarità della struttura originale è la sua asimmetria come per esempio i pilastri che reggono le tre navate non sono uguali così come le tre absidi  diverse l’una dall’altra; tutto questo perché secondo l’ordine monacense la perfezione era propria soltanto di Dio.

Il campanile del XIII secolo presenta una solida punta aguzza conica che poggia su un basamento quadrato costituito da quattro piani con archetti, monofore e bifore.

La foresteria in stile romanico gotico del XIII secolo era il luogo di accoglienza dei pellegrini ed era suddivisa in due parti: il dormitorio al piano superiore ed il refettorio al pian terreno caratterizzato da una grande sala a due navate con cinque campate con volte a crociera su colonne in pietra e capitelli  con motivi geometrici. Inoltre sulle pareti rimangono tracce di un affresco chiesa raffigura l’ultima Cena.

Il chiostro con mattoni a vista del 1250 è a pianta quadrata con portico a colonne binate in marmo bianco di cui una a forma ottagonale mentre le altre con forma cilindrica. Dal chiostro si accedeva direttamente alla chiesa, al refettorio, alla biblioteca.

La loggia del mercato è un massiccio edificio in stile gotico con nove solidi pilastri con volte a crociera il quale rappresentava la testimonianza dell’intenso lavoro commerciale dei monaci i quali in ogni territorio ponevano le loro dimore avevano la capacità di trasformare terreni paludosi in luoghi di produzione agricola e non solo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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