Un tesoro della pittura lombarda trecentesca: l’Abbazia di Viboldone

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Nel comune di San Giuliano Milanese nella frazione di Viboldone a pochi chilometri dal capoluogo lombardo sorge l’abbazia dedicata ai Santi Pietro e Paolo considerata per gli affreschi delle volte e delle pareti uno dei tesori della pittura lombarda del XIV secolo.

L'anno di fondazione risale al 1176 ad opera degli Umiliati, un ordine religioso e laico proveniente da Alessandria che si rifaceva alle regole delle origini del cristianesimo contro le corruzioni soprattutto morali di quel periodo. La data di conclusione dei lavori risale al 1348, anno della grande epidemia di peste che infuriò in tutta Europa.

La facciata a capanna in stile romanico, venne edificata con mattoni e pietra bianca locale; successivamente rifacendosi al gotico lombardo vennero aggiunte due bifore “a vento”. I lavori della chiesa durarono per quasi due secoli con il contributo di artisti lombardi e toscani che proseguirono nella costruzione dell’abside, delle varie campate oltre che naturalmente nella composizione artistica e pittorica dell’interno.

Attualmente la struttura si articola con la Casa del priore, la chiesa a tre navate, il campanile forma di cesto come nella tradizione cistercense, il chiostro ed il convento fatto costruire dal cardinale Montini (futuro Papa Paolo VI) per ospitare le monache benedettine dedite alla tipografia ed al restauro di libri antichi.

Il portone in legno è sovrastato da un portale in marmo con una lunetta nella quale si trovano le sculture della Madonna con Bambino, dei santi Ambrogio e Giovanni da Meda.

L’interno ospita importanti affreschi trecenteschi, opera del maestro Michelino da Besozzo tra i quali quello dedicato alla Madonna in Trono con Bambino Gesù e vari santi risalenti al XIV secolo in stile giottesco soprattutto per la ricerca prospettica e la plasticità delle figure all’interno delle vesti.

   

Di indubbio valore è l’affresco che rappresenta il “Giudizio Universale “ di ispirazione giottesca attribuito al pittore Giusto dè Menabuoi; la rappresentazione è costituita dal Cristo Giudicante in mandorla splendente al centro con alla sua destra le anime salvate con il volto verso il Giudice Divino ed alla sua sinistra i dannati con la figura di Satana nell’atto di divorare la preda.

Possiamo ancora osservare le “Storie di Cristo” in stile gotico francese tra le quali spicca la “Crocifissione “ che contrappone la serenità di Cristo allo straziante dolore di Maria ai piedi della Croce. Questi ultimi affreschi furono riportati alla luce negli anni trenta del secolo scorso poiché nel XVI secolo i monaci Olivetani, succeduti agli umiliati, li avevano fatti ricoprire di calce per cancellare il ricordo dei loro predecessori dei quali il loro ordine religioso era stato soppresso perché uno dei seguaci aveva tentato di uccidere l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo.

Il complesso di Viboldone ha ospitato illustri personaggi tra i quali: il duca Matteo Visconti, Papa Gregorio X, San Buonaventura e Galeazzo Visconti. 

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