Pieve romanica di San Vito a Morsasco (Al): Sistemato il tetto …

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… ma i fondi non bastano a finanziare gli interventi di consolidamento in progetto

Nel marzo 2014 sono stata contattata dall’amministratore parrocchiale della Chiesa di San Vito a Morsasco, Padre Roman Giraldo Luis Eduardo, per effettuare un sopralluogo urgente presso la piccola pieve romanica. A seguito del sopralluogo ho rilevato un diverso ordine di problematiche: di tipo generale dovute all’assenza di manutenzione periodica ordinaria e straordinaria e di tipo strutturale in corrispondenza della copertura e del prospetto sud (lato campanile) interessato dalla presenza di un’estesa lesione. Mi è stato quindi chiesto di redigere un progetto, autorizzato dagli enti ministeriali nel dicembre 2014, che circoscrivesse l’intervento al recupero della copertura, alla verifica e monitoraggio dei quadri fessurativi e al consolidamento della struttura limitatamente alla parte anteriore (portico) incluso il campanile e la parete del prospetto sud.

Nel gennaio 2015 l’unico intervento che è stato possibile realizzare è stata la messa in sicurezza e il recupero del tetto esistente gli altri interventi di consolidamento, meno urgenti ma decisamente necessari, non sono stati realizzati per assenza di fondi. Durante i lavori è stato possibile ispezionare la parte sommitale della facciata interna della Chiesa (nascosta dalla copertura) e constatare la presenza di lacerti di intonaco caratterizzato da vanescenti cromie. Poco al di sotto del timpano è stata rilevata la presenza di fori praticati nella muratura come probabili alloggiamenti di vecchie travi lignee che dovevano sostenere un portico di minori dimensioni rispetto a quello attuale (portico che è stato poi eliminato per fare posto a quello esistente).

Circa un trenta percento dei coppi del manto di copertura è stato rimosso mentre la restante parte è stata recuperata. In proposito è bene precisare che, benché gli elementi in cotto si presentassero coperti da patine biologiche e salificazioni, un’attenta disamina del verso ne ha comunque suggerito l’utilizzo in quanto degradati solo superficialmente e non a livello strutturale.
Sia in corrispondenza della linea di colmo che tra elementi adiacenti è stata utilizzata malta di calce per sigillare meglio i singoli elementi ed evitarne futuri scivolamenti: soltanto dopo questo attento lavoro di connessione tra le singole unità si è passati al successivo fissaggio con staffe fermacoppo in rame.
A livello strutturale e tipologico non sono state effettuate modifiche né sostituzioni.

Sulle porzioni sommitali della muratura in corrispondenza del collegamento con la copertura sono state individuate molte discontinuità murarie dovute a mancanze vere e proprie di materia, si è quindi proceduto ad operazioni di rincocciatura (con pietre e/o mattoni) e sigillatura con malta a base di calce.
L’assenza di fondi economici disponibili, ivi inclusi quelli di cui agli articoli 35-37 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n.42 e successive modificazioni è il segno della difficoltà attuale del nostro paese nella salvaguardia dei “beni culturali”.

Un grido di allarme forte che oltre a rischiare di cancellare beni di riconosciuto valore artistico – architettonico potrebbe comportare la perdita irreversibile dei beni “cosiddetti minori” che sono il segno identificativo del patrimonio storico locale.


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