La splendida pieve campestre di Arzello nel piccolo Comune di Melazzo

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Il piccolo Comune di Melazzo, situato nella Valle dell’Erro, lega la sua storia alla fondazione della citta di Acqui da parte dei Liguri Statielli nel VII secolo a.C.. Melazzo è anche famosa per avere dato i natali al Vescovo di Acqui San Guido dei conti di Acquesana, nobile e potente famiglia del luogo. Assunse poi un ruolo importante per essere il punto di partenza dell’acquedotto romano, che, convogliando le acque del torrente Erro attraverso condotti di gallerie sotterranee fino a Cartosio, giungeva fino ad Acqui con ampie arcate visibili ancora ai giorni nostri.

Nella frazione Arzello di Melazzo si trova la bellissima pieve campestre in stile romanico di San Secondo, oggetto di un intervento di recupero negli anni Settanta del secolo scorso in occasione dei quali furono riportate a vista le antiche vestigia. Un velo di mistero avvolge la storia di San Secondo, secondo una tradizione consolidata si ritiene fosse un soldato romano martirizzato in Piemonte durante il periodo delle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano per combattere le popolazioni che rifiutavano di rinnegare la religione Cristiana. Come si legge in un antichissimo manoscritto anonimo del VI secolo, Secondo era il comandante della legione Tebea (Egitto) mandato in aiuto di Massimiano per riportare la divinità dell’imperatore in quelle popolazioni; egli, rifiutandosi di combattere queste umili e pacifiche genti, venne martirizzato e decapitato in data 286 o 302 d.C..

La chiesa pieve di San Secondo in stile romanico risale al XII secolo, conserva in tutto il suo splendore l’abside con tre eleganti monofore, molto usate nel periodo gotico e caratterizzate da una finestra sormontata da un arco con una sola e stretta apertura. Molti studiosi vorrebbero legare la costruzione dell'edificio alla figura di San Guido, però non esiste alcun documento ufficiale che avvalori tale ipotesi, si parla di una investitura al vescovo di Acqui da parte dell’imperatore Enrico III attraverso un diploma imperiale con il quale si dava conferma del possesso di questi luoghi con annessa torre, castello e borgo cittadino. Il primo documento storico ufficiale sull’esistenza della chiesa risale al 1235 quindi oltre 150 anni dopo la morte dello stesso Guido, è un atto di giuramento di fedeltà nel quale si parla di un campo in San Secondo.

Durante il  XV secolo il susseguirsi di guerre, di calamità naturali, di pestilenze e di saccheggi impoverì molto l'edificio e la sua sicurezza. Un evidente degrado iniziò ad interessare il pavimento, il tetto e muri portanti; nel XVII secolo furono avviati nuovi lavori al tetto, alla facciata, fu ampliata la porta d’ingresso, ultimata la volta nella parte anteriore e completata la pavimentazione. L'interno dell'edificio custodisce dipinti del XVII secolo raffiguranti Sant’Antonio abate e San Secondo accanto alla Vergine Maria; il tetto originale era a capriate nella navata mentre la parte anteriore era voltata. Nel 1728 in occasione della visita pastorale del vescovo di Acqui monsignor Roero viene denunciata la precarietà della struttura tanto da ordinarne l’immediata chiusura al pubblico. Dopo 15 anni nuove sistemazioni e la costruzione di un nuovo altare riportarono in chiesa i fedeli.

Agli inizi del XX secolo vennero svolti importanti lavori tra i quali la totale ricostruzione del tetto, il rifacimento dell’intonaco e la ricostruzione della volta molto pericolante; inoltre furono inserite delle chiavi di rinforzo ai muri portanti. Ulteriori lavori di restauro e consolidamento tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta coinvolsero la pavimentazione, il campanile del 1857, costruito con  pietre di recupero ed i muri portanti.

Attualmente la chiesa si presenta completamente isolata tra i campi con un meraviglioso abside in pietra locale e la facciata caratterizzata da quattro finestrelle quadrate ai lati del portale sormontato da un’apertura circolare. Alla chiesa è annesso un campo di 1200 metri quadrati.       

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