Le origini storiche di Cartosio e l’imponenza della sua antica Torre

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La possibilità di scaricare su questo portale le nuove Linee guida per la conservazione e il recupero dell'architettura rurale e il paesaggio del Gal Borba, ha motivato la scelta di presentare, anche con pochi cenni storici, i 58 comuni facenti parte di questo territorio. In questo articolo parliamo di CARTOSIO in provincia di Alessandria.

Le origini di Cartosio sono molto antiche e pare risalgano all'era neolitica come testimoniato da vari oggetti recuperati legati alla lavorazione manuale come accette in pietra levigata, attrezzi in selce e forme rudimentali di ceramiche. In epoca romana Cartosio è il comune di partenza del famoso acquedotto che, attraverso le acque dell’Erro, giunge Acqui dopo circa 14 Km di punti sotterranei e costruzioni ad arco. In alcune frazioni nei pressi di Cartosio sono stati rinvenuti rottami di fabbriche, tegole di muraglie, suppellettili in oro e bronzo che portano a ritenere l’esistenza di una civiltà molto sviluppata. L’XI secolo è il periodo delle incursioni longobarde ma anche il secolo di un certo interesse di queste terre da parte dei Vescovi di Acqui, tra questi San Guido, nativo della zona il quale aveva donato alla chiesa acquese molte sue proprietà. Nel 1052 l’imperatore Enrico III insignisce la chiesa di Acqui della giurisdizione di un vasto territorio comprendente Melazzo, Cartosio, Bistagno, Terzo, Cassine e Castelnuovo Bormida.

Dagli archivi storici sappiamo che Cartosio rimase di proprietà della chiesa acquese fino al XIV secolo; una data storica è l'anno 1382 quando Amedeo VI di Savoia investe Antonio Asinari ed i suoi figli di numerosi feudi tra i quali compare quello di Cartosio con annessi castelli, ville e relative pertinenze territoriali. Gli Asinari, una delle famiglie nobili più antiche di Asti sono ricchi banchieri e commercianti e con l’acquisizione del feudo di Cartosio riuscirono ad acquisire forti guadagni sia attraverso il pagamento dei dazi doganali sia per la posizione strategica tra la riviera ligure e la pianura padana (attraverso la valle dell’Erro).

L’antica Cartosio era circondata da mura difensive ed aveva la “forma di un triangolo circondato da muraglie, ruderi di muraglie e fortificazioni” come scrive lo storico Roffredo. Il paese era suddiviso in due parti quella abitativa e quella comunale comprendente il castello, varie torri e la zona amministrativa. Il castello del quale non si hanno documentazioni per stabilirne l’origine, delimitava il borgo; se ne parla per la prima volta in occasione dell'investitura degli Asinari  (1382), famiglia alla quale si deve la sua ricostruzione nel XVII secolo.

Nel Novecento gli ultimi ruderi sono stati distrutti, oggi rimane soltanto la torre baluardo strategico di avvistamento: eretta tra il XII ed il XIII secolo, la torre è costruita con arenaria locale in conci squadrati, è alta 22 metri ed ha una pianta rettangolare. È costituita da 7 piani in un unico vano con 3 solai in legno e con una volta a botte in pietra posta a circa 11 metri di altezza; nella parte bassa era collocata la prigione, accessibile attualmente attraverso una botola. Al di sotto di tale ambiente era ubicata una enorme cisterna per la raccolta di acqua; il quarto piano era un magazzino per le scorte alimentari, il quinto era destinato a cucina e mensa ed il sesto era il dormitorio della guarnigione caratterizzato da un camino e da un lavabo in pietra con tanto di scarico nello spessore murario collegato con l’esterno. All’ultimo piano sono venuti alla luce dei fori dove con tutta probabilità era posizionata la trave che sorreggeva la carrucola per prendere l’acqua del pozzo. Alla torre si accedeva dalla parte del castello attraverso un ponte lavatoio che poggiava sul castello, l’apertura posta a più di 11 metri dal suolo era chiamata “pustella” .

Sappiamo che intorno agli anni Novanta la torre è stata oggetto di un primo intervento di restauro a cui ha fatto seguito un secondo intervento che ha beneficiato dei fondi del Gal Borba programmazione 2007/2013. In occasione di questo secondo intervento è stato reso accessibile il terrazzo sommitale che è stato anche pavimentato con pietra di langa ed in generale è stata migliorata l'accessibilità interna della struttura per agevolarne la salita (indicazioni estrapolate dalle linee guida del Gal Borba nella sezione "Cesimento documentario", scheda Comune di Cartosio).

 

 

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