Al via il cantiere di restauro della Chiesa di San Pietro a Felizzano: stato di conservazione

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Al via il cantiere di restauro della Chiesa di San Pietro a Felizzano: stato di conservazione

Sono stata incaricata nel 2014 dal Parroco della Chiesa di occuparmi del recupero di questo importante edificio religioso, ex chiesa parrocchiale di Felizzano, da anni chiusa al pubblico per il precario stato di conservazione in cui versava. Il progetto, regolarmente autorizzato dagli enti di vigilanza ministeriali, ha ricevuto il contributo della CEI per il sostegno degli edifici religiosi e i lavori partiranno ufficialmente il 20 giugno 2016. Questo portale racconterà con brevi articoli le fasi salienti di questo restauro…

Valutazione dello stato di conservazione dei prospetti esterni

L’esterno della chiesa presenta il paramento murario in mattoni completamente a vista con tessitura piuttosto regolare. La facciata principale, quella su Piazza San Pietro, è a capanna con copertura a due spioventi e la larghezza della navata centrale è segnata in facciata dai due alti salienti che terminano superiormente con due stemmi a bassorilievo in pietra e inferiormente si raccordano alle due maniche laterali (profonde tanto quanto le cappelle interne ed alte tanto quanto il protiro di facciata), anch’esse con paramento murario a vista e trifore cieche nella parte alta.

La parte sommitale della facciata presenta una fine decorazione a losanghe e sulla copertura con manto in coppi, in corrispondenza del colmo e delle due falde, svettano tre guglie con banderuole segnavento.

Il centro della facciata è caratterizzato dalla presenza dell’ampio rosone finemente decorato e finestrato, la cui realizzazione è riconducibile all’ultimo intervento di restauro.

La parte bassa della facciata racchiude tra le due alte monofore, inquadrate da una spessa modanatura curvilinea in cotto, il protiro (anch’esso realizzato ex-novo insieme alle due monofore e al rosone) che protegge il portale e il portone di ingresso, al di sopra del quale sono conservati piccoli soggetti scultorei (due putti e una natività). L’ultimo recente intervento di riqualificazione che ha interessato la piazza della Chiesa ha comportato la posa di una nuova pavimentazione in porfido, l’inserimento del cancello e – al centro della piazza – di una piccola statua della Madonna, in marmo bianco di Carrara, issata su una colonnina in mattoni.

Supportati dal rinvenimento di alcune vecchie cartoline che riproducono la facciata dell’edificio con un aspetto diverso da quello attuale è possibile fare alcune considerazioni. E’ presumibile ipotizzare che l’aspetto attuale della Chiesa sia il frutto di un preciso intento progettuale eseguito intorno alla prima metà del Novecento dal Prev. Prati sotto la direzione del Prof. Carbonelli il cui obiettivo prioritario era quello di riportare la chiesa “(…) alla primitiva linea del mattone a vista (…)”.

Il raffronto iconografico consente di individuare alcuni dei principali cambiamenti subiti dall’edificio che riguardano anzitutto la sostituzione dell’originaria facciata intonacata, arricchita dalla presenza di apparati decorativi pittorici e plastici, con una facciata lasciata interamente con il mattone a vista. Il grande affresco centrale presente, seppure di diversa fattura, in entrambe le immagini storiche, è stato sostituto dal grande rosone finestrato.

Nelle immagini storiche l’ingresso alla chiesa avveniva unicamente dal portale e non è documentata la presenza di alcun avancorpo in aggetto: per questa ragione anche il protiro, come il rosone e le due monofore, sono il frutto di un preciso intento progettuale teso a conferire una veste antica alla chiesa. Quanto al campanile (che non è oggetto del presente intervento) è visibile in una soltanto delle due cartoline[1] e risulta, in maniera assai simile alla configurazione attuale, parzialmente nascosto dalla prominenza della facciata.

Il confronto iconografico contribuisce, quindi, a palesare le forzature dell’ultimo intervento di pseudo restauro finalizzate al ripristino di quella che doveva essere l’immagine della “primitiva” Chiesa di San Pietro, forzature che sono leggibili anche nella stratigrafia dell’elevato specie in corrispondenza delle “demolizioni” le cui “ricuciture” sono palesate dalla variazione cromatica dei mattoni impiegati.

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