I casotti berici tra il Comune di S. Germano dei Berici e Pozzolo di Villaga

Print Friendly, PDF & Email

Sono stata recentemente contattata per avere indicazioni su procedure e pratiche da intraprendere al fine di valorizzare un patrimonio rurale "nascosto" sito nell'area berica vicentina caratterizzato da manufatti  spontanei in pietra a secco diffusi tra i comuni di San Germano, Pozzolo di Villaga e Barbarano. Benchè si tratti di architetture piuttosto fuori dal mio territorio di pertinenza è pur vero che sul piano architettonico si tratta di esempi di architettura che rievocano per forma, materiale e tradizione i nostri CIABOT tant'è che il richiamo è stato, appunto, ad un mio articolo pubblicato su questo portale che è possibile leggere cliccando sul seguente link https://www.restauroeconservazione.info/quali-criteri-adottare-garantire-la-sopravvivenza-dei-nostri-ciabot-casotti/.

Devo ammettere che pur ipotizzandone l'esistenza, non conoscevo nello specifico questa tipologia di manufatti caratterizzata, tra l'altro, dall'uso della pseudocupola sia in pietra che in altri materiali, la curiosità è stata così forte che ho cercato subito degli spunti (quantomeno per operare un confronto tra i nostri ciabot e i casotti berici vicentini).

Scartabellando la cronaca locale (cfr., Giorgio Zordan, Il Giornale di Vicenza, dicembre 2015) ho scoperto che si tratta di capanni in pietra misconosciuti e abbandonati dei Colli Berici: complessivamente sono circa una settantina costruiti magistralmente con pietre a secco e usati fino alla metà del secolo scorso sui monti della Val Liona tra il Comune di S. Germano dei Berici e Pozzolo di Villaga. Si possono ammirare percorrendo il “Sentiero n. 53 dei Curì e della Lupia”, con ogni probabilità sono stati realizzati per rispondere ad esigenze di ricovero e deposito, funzionali all’economia agricola di sussistenza in luoghi ove oltre alla scarsità di risorse naturali è presente una diffusa frammentazione degli appezzamenti coltivati, lontani o non visibili dalle abitazioni. Pur costituendo un unicum sul territorio vicentino e veneto, la costruzione della “pseudocupola” – sia in pietra che altri materiali – ha origini remote ed è diffusa nel mondo quale espressione architettonica, spontanea e tradizionale, di svariati ambienti rurali.

L’emigrazione postbellica e l’abbandono delle attività agro-silvo-pastorali, ha infatti confinato questi capolavori di sapienza contadina in un triste oblio, tanto che vari casotti sono crollati ed altri sono andati distrutti anche per commerciarne le pietre. Il Consorzio Pro Colli Berici sta cercando di far riscoprire questa pagina dell’architettura contadina organizzando conferenze e mostre sul tema, oltre che escursioni turistico-culturali in quello che è stata battezzato “Parco dei casotti di sassi dei berici”.

La foto di copertina è di Eugenio Trevisan.

Chiunque fosse interessato all'argomento e avesse maggiori informazioni a riguardo è invitato a scriverci all'indirizzo: antonella.caldini@hotmail.com

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.