Considerazioni sul recupero delle facciate dipinte di Acqui Terme: un libro ne parla

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Tra il 2002 e il 2003 fresca di laurea (1999), giovane architetto già libero professionista, iscritta alla Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti della Facoltà di Architettura dell’ateneo genovese, sono stata invitata dall’allora amministrazione comunale della mia Città a scrivere un compendio sulle facciate dipinte acquesi, tema della mia tesi di laurea.

Ricordo che il giorno della mia laurea ebbi l’onore e l’onere di avere, in veste di “ospite”, al tavolo dei professori l’allora giovane Sindaco della mia Città che presenziò alla discussione e introdusse l’argomento del recupero delle facciate dipinte acquesi. Oggi, a distanza di oltre dieci anni, devo effettivamente ammettere che il tema delle “facciate dipinte” era – allora come oggi – sempre attuale anche se oggi non si studia più come conservarne l’immagine storica ma piuttosto quali criteri adottare per frenare il veloce degrado di certi restauri.

L’articolo che mi era stato richiesto sarebbe stato inserito in una raccolta di articoli aventi come tema comune il centro storico di Acqui Terme nei diversi momenti di una rinascita complessiva. L’idea di una raccolta di contributi redatti da “esperti” di singoli argomenti si è poi concretizzata in un volume edito da De Ferrari curato da Alberto Pirni (mio ex compagno di Liceo).

Ad Acqui i primi esempi di facciate dipinte risalgono a prima del XIX secolo e sono contraddistinti da semplici motivi decorativi e da un uso del colore finalizzato alla ripartizione delle bucature. L’usanza vera e propria di decorare le facciate con motivi più complessi, a temi geometrici e floreali, risale a pieno Ottocento e fa seguito ad alcuni importanti avvenimenti urbanistici che hanno modificato radicalmente l’assetto della città, favorendone il potenziamento a livello turistico e termale. Ripercorrere la cronologia di questi avvenimenti permette di scoprire su quali aree si venne maggiormente a diffondere l’usanza delle facciate dipinte e per quali motivi.

Risale al 1731 l’istituzione del ghetto israelitico su Piazza Bollente, il cui realizzo richiese una vera e propria impresa di ristrutturazione ed adeguamento dei singoli edifici alla nuova destinazione: ne derivò una parcellizzazione dell’intera piazza così fitta da non trovare precedenti. La successiva abolizione del ghetto (prima metà dell’Ottocento), attuata attraverso l’esproprio e l’abbattimento di buona parte delle vecchie case degli ebrei, rese evidente la necessità di ridefinire l’assetto della piazza anche grazie ad una nuova politica tesa a rilanciarne l’immagine.

Tra il 1780 e il 1781 si assiste alla copertura del corso del torrente Medrio e alla nascita di Strada Nuova (attuale Corso Italia) che si prepara a diventare uno dei maggiori assi viari di rappresentanza. Prima di questo avvenimento la via delineava il corso di un torrente divenuto, nel tempo, luogo di scarico dei liquami cittadini, quindi nessun affaccio o ingresso carraio vi si rivolgeva direttamente.

In seguito, però, vista la nuova destinazione, fu stabilito il ripristino degli affacci precedentemente chiusi e il decoro dei singoli prospetti.

Intorno ai primi decenni dell’Ottocento si assiste alla demolizione della cinta muraria e alla progressiva espansione verso le aree abbattute, la parte più antica della città viene abbandonata e le funzioni politiche ed amministrative vengono decentrate dal vecchio Borgo Pisterna verso i Borghi Nuovo e San Pietro. Proprio su Borgo San Pietro si sviluppa l’antico percorso romano del decumano massimo (attuale Via Garibaldi), il cui collegamento con Piazza Bollente avveniva attraverso un ponte sul torrente Medrio; tuttavia solo quando quest’ultimo fu definitivamente coperto e deviato l’unione tra le vie si consolidò.

Ritengo che la tradizione delle facciate dipinte si sia sviluppata maggiormente lungo questi percorsi, per il fatto che svolsero un ruolo fortemente catalizzatore nella rappresentazione della città e nel rilancio della sua immagine turistica, contribuendo in questo modo anche al potenziamento delle attività ricettive e termali.


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