Una proposta di legge che potrebbe cambiare le regole sulla tutela dei beni culturali privati

E’ attualmente all’esame della Camera dei Deputati la proposta di legge C.2427 che interviene sul Codice dei beni culturali e del paesaggio con l’obiettivo di semplificare gli interventi sugli immobili privati sottoposti a vincolo.

Riduzione dei tempi di rilascio del nulla osta

Una delle novità più significative riguarda la rimodulazione dei termini procedimentali per il rilascio dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza. La proposta di legge interviene sull’articolo 22 del Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004), oggi applicabile in modo unitario all’edilizia pubblica e privata, introducendo un diverso regime temporale per gli interventi su immobili di proprietà privata.
Per questa tipologia di interventi, il termine massimo per l’adozione del provvedimento autorizzativo verrebbe ridotto dagli attuali 120 a 90 giorni dalla ricezione dell’istanza da parte della Soprintendenza, con conseguente contrazione dei tempi complessivi del procedimento.
L’intento dichiarato è quello di accelerare la realizzazione degli interventi sugli edifici storici privati, senza incidere sull’assetto sostanziale della tutela: il ruolo centrale delle Soprintendenze viene confermato, mentre si mira a eliminare passaggi ridondanti e duplicazioni amministrative nell’istruttoria.

La proposta introduce, inoltre, la possibilità di eseguire determinati interventi di manutenzione ordinaria mediante segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) da presentare direttamente alla Soprintendenza competente.
In base al nuovo schema procedurale, i lavori potranno essere avviati decorso il termine di 30 giorni dalla presentazione della segnalazione, salvo l’adozione, entro lo stesso termine, di un provvedimento motivato di divieto di prosecuzione dell’attività da parte della Soprintendenza, in caso di carenza dei presupposti o dei requisiti richiesti.
L’individuazione puntuale delle opere ammesse a tale procedura semplificata viene demandata a un decreto del Ministero della Cultura, da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della disposizione, che definirà l’elenco degli interventi di manutenzione ordinaria realizzabili su beni del patrimonio culturale privato mediante SCIA.

Cosa ne penso da architetto specialista?

L’estensione della SCIA agli interventi di manutenzione ordinaria sui beni vincolati può essere uno strumento utile, ma solo fino a un certo punto.

Cosa funziona?

  • alleggerisce le procedure per gli interventi veramente minori, che oggi subiscono gli stessi tempi dei cantieri più complessi;
  • offre ai proprietari una tempistica più chiara: dopo 30 giorni dall’invio della SCIA, salvo diniego, si può partire.

Dove vedo le criticità?

  • la semplificazione si regge tutta sulla responsabilità del tecnico: i lavori iniziano senza un controllo preventivo di merito della Soprintendenza;
  • il decreto del Ministero della Cultura sarà decisivo: se l’elenco degli interventi ammessi è troppo ampio, il rischio è di chiamare “manutenzione ordinaria” operazioni che incidono realmente sulla materia storica;
  • il potere della Soprintendenza di bloccare i lavori entro 30 giorni, se usato in modo restrittivo, può trasformare la “corsia veloce” in un’area grigia di incertezza.

In sintesi, la SCIA sui beni vincolati può accelerare le manutenzioni utili alla conservazione, ma solo se accompagnata da regole chiare e da un uso prudente da parte dei professionisti, capaci di riconoscere quando è il caso di chiedere comunque un’autorizzazione piena.

Ti interessa l’argomento?

Scarica la proposta di legge qui

image_pdfPDFimage_printStampa

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *