Il Monferrato non è soltanto terra di vigneti e di borghi arroccati ma anche di pievi campestri che raccontano un passato di storie di pellegrini e di spiritualità rurale. Intraprendendo un percorso tra i paesaggi dell’alessandrino e dell’astigiano ci troviamo di fronte a gioielli architettonici che rendono unico il romanico monferrino con il suo patrimonio rappresentato da oltre 80 chiese, abbazie e pievi dal X al XII secolo.
Questa architettura è caratterizzata dall’uso meticoloso del mattone rosso e della pietra da cantoni: un particolare tufo locale che dona un “effetto visivo caldo e vibrante” che si integra con i colori della terra del territorio.
Questa eredità rurale, situata lungo la Via Francigena, è una pagina di storia che unisce arte medievale, spiritualità e paesaggi immersi nel verde che ancora oggi è valorizzata attraverso vari progetti tra i quali “chiese a porte aperte” una iniziativa tecnologica che permette di visitare ed accedere a cappelle campestri, chiese romaniche attraverso lo “smartphone” che si trasforma in una “chiave digitale” per aprire le porte di questi beni culturali ecclesiastici.
Le pievi più emblematiche
San Secondo a Cortazzone (AT) del XII secolo, un trionfo di sculture e di ricchezze dei decori esterni ed interni. La chiesa, a pianta basilicale a tre navate, è caratterizzata da capitelli scolpiti in maniera semplice e grezza con animali fantastici, sirene e simboli medievali. L’esterno della chiesa romanica è costruito con materiale del luogo con una muratura in blocchi di pietra e mattoni rossi; sono presenti colonnine con capitelli caratterizzati da sculture zoomorfe ed antropomorfe (foto sotto dal web).

San Lorenzo a Montiglio Monferrato (AT) non vi sono documenti storici sul periodo di edificazione e sugli architetti che la progettarono si ipotizza che la sua costruzione sia avvenuta tra XI e XII secolo nel periodo di maggiore fioritura del romanico nel Monferrato astigiano. All’interno ad una sola navata si possono ammirare interessanti capitelli con figure di sirene, motivi vegetali, figure mostruose, uccelli con chicchi d’uva nel becco tipici dell’iconografia medievale a volte di non facile lettura. L’esterno è un alternarsi di mattoni rossi e pietra da cantoni con fregi a “denti di sega” lungo il tetto (foto sotto dal web).

S.S. Nazario e Celso a Montechiaro d’Asti (AT) la cui costruzione si presume attorno al 1130 su un sito preesistente, è considerata la “perla del romanico astigiano” con la facciata a capanna con alternanza di mattoni e pietra arenaria. Particolare è il contrasto con la natura circostante con l’emozionante visione dell’arco delle Alpi Cozie. L’interno è completamente rifatto e risale al XIX secolo, è presente solo un frammento di affresco del XV secolo raffigurante S. Caterina di Alessandria. Di pregio è il campanile alto 20 metri a 4 piani costruito in arenaria e fasce di mattoni con motivi a “dente di sega” (foto sotto dal web).

Organizzare un tour tra le pievi monferrine richiede una piccola organizzazione ed un abbigliamento comodo perchè sono spesso in luoghi isolati tra la campagna o all’interno di luoghi cimiteriali. Per quanto riguarda l’accesso è consigliato soprattutto durante i weekend oppure molto più semplice attraverso l’applicazione delle “chiese a porte aperte” cui abbiamo accennato.
ECCO ALCUNI LINK AD ARTICOLI GIA’ PUBBLICATI:
Nell’astigiano la storia recente di Montiglio Monferrato
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Perle del Monferrato casalese: la Pietra da Cantoni e gli Infernot






