Muretti a secco

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muretti-a-secco-00 La costruzione di un “buon” muro a secco dipende anzitutto dalle capacità del costruttore, in genere l’agricoltore, che tramandava la tecnica per via orale.

Le dimensioni del muro venivano stabilite in base alla pendenza e nel caso specifico e più frequente dei muretti a secco per terrazzamenti dipendevano dall’estensione del versante da terrazzare.

L’immagine a lato (estratta da Quaderni tecnici del Parco dell’Adamello, F. Sangiorgi, P. Branduini, G. Calvi, Linee guida per il recupero muri a secco e terrazzamenti, p.48) descrive le parti che compongono un muro a secco per terrazzamenti:

 

  • la fondazione, al di sotto del piano di campagna, da realizzare preferibilmente su un substrato roccioso che rappresenta la base del muro con pietre di maggiori dimensioni;
  • la parte esterna del muro (paramento esterno) caratterizzata dall’uso di elementi litici lasciati a vista;
  • il coronamento ossia la parte sommitale che in genere termina in corrispondenza del piano di coltivazione;
  • il piano di coltivazione ossia la parte dedicata alla coltivazione lievemente inclinata sostenuta a valle dal un muro a secco;
  • il materiale drenante parte del muro di sostegno caratterizzata dalla presenza di elementi litici di piccola e media pezzatura, in genere non a vista, il cui specifico scopo è quello di favorire il drenaggio delle acque interne favorendone lo scorrimento lungo il muro.

Il muro a secco è poi caratterizzato dalla presenza dei corsi di pietra la cui altezza varia in base alla dimensione della pietra e dai giunti ossia l’interfaccia di separazione tra due elementi litici.

Per realizzare un muretto a secco sia esso di sostegno, divisorio o per terrazzamenti esistono tutta una serie di strumentazioni specifiche che fanno parte delle tradizioni locali dei territori che maggiormente hanno fatto uso di questa tecnica costruttiva.

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Galleria fotografica con individuazione di alcune tipologie di MURETTI a SECCO

 

Muretti-a-secco-14 Oltre agli attrezzi più comuni come la carriola per agevolare lo spostamento delle pietre, delle carrucole o attrezzi per il sollevamento delle pietre, della leva d’acciaio, della pala e del piccone vi sono attrezzi specifici che dipendono dal tipo di pietra di cui si dispone.  Le pietre più grandi erano in genere spaccate con l’uso della mazza in ferro, si faceva anche uso del martello in ferro da muratore specifico per la pietra, della mazza leggera per lavorare le pietre lasciate faccia a vista, del mazzuolo leggero per battere su punte e scalpelli, della mazzuola in gomma per la sistemazione finale delle pietre, di punte e scalpelli per realizzare specifiche modifiche (come ad esempio gli scalini), dei cosiddetti “testù” per squadrare o ritoccare gli spigoli della faccia esposta e, infine, dei cosiddetti “punchot” (punte corte) per ricavare dai grandi massi le pietre da opera.

Si faceva ricorso anche a squadre e dime per regolarizzare le pietre, al filo a piombo per garantire la verticalità, a fili di ferro e altre strumentazioni tipiche delle costruzioni edili.

 

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Un altro dato molto importante nella realizzazione di un muretto a secco è il tempo di lavoro necessario all’esecuzione che varia in base alla natura petrografica del materiale disponibile. Mediamente si calcola circa 2 mq (pari a 1 mc) di paramento al giorno avendo già in loco le pietre selezionate, ordinate e pronte all’uso. Si tratta, pertanto, di un’attività molto costosa principalmente in termini di manodopera, l’ottimizzazione delle operazioni e della fatica si hanno quando è possibile riutilizzare le pietre del muretto preesistente quindi in caso di suo recupero.

 

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