La tradizione delle “neviere” in Liguria

Print Friendly, PDF & Email

 

L’usanza di impiegare refrigeranti naturali per raffreddare le bevande sulla tavola delle famiglie più ricche era divenuta piuttosto comune in Liguria soprattutto tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo.

Il commercio della neve era divenuto importante per diverse attività commerciali come ad esempio quella dei gelatai, dei venditori di bibite ma anche per le strutture assistenziali come gli ospedali e i conventi, al punto che nel 1625 la città di Genova applicò un'imposta sull'importazione della neve.

Le antiche neviere liguri erano pozzi conici costruiti con pietra a secco profondi dai quattro ai cinque metri, il loro utilizzo avveniva sia durante l’inverno, quando la neve scendeva copiosamente nelle zone dell'entroterra e venivano usate come veri e propri depositi di raccolta, che durante l’estate quando si aveva la necessità di mantenere freschi gli alimenti. Dopo essere stata introdotta all’interno di questa cavità, la neve veniva ben compressa, coperta con fogliame secco e sormontata da una tettoia di paglia mobile a forma di conca al fine di essere mantenuta il più a lungo possibile.

Sul fondo della neviera era generalmente collocato un canale di scarico dal quale fuoriusciva una volta trasformata in acqua; durante l’estate, essendo la neve solidificata per il lungo deposito nei pozzi, veniva tagliata in blocchi e posta in sacchi di tela per poi essere trasportata in appositi magazzini ed essere distribuita.

Le neviere rimasero attive fino al XIX secolo, dopo quasi 250 anni di vita dovettero cedere il posto alla produzione meccanica del ghiaccio artificiale; le più famose neviere liguri sono quelle conservate sulle alture di Pegli e sopra Acquasanta. Quest'ultima, sita in località Grilla, è stata ristrutturata nel 2002 dalla Comunità Montana Argentea come monumento-simbolo di antiche tradizioni territoriali.

Come si legge nel progetto dei lavori di restauro "la volta in pietra è stata messa in sicurezza ed è stata ripulita della vegetazione che rischiava di comprometterne la stabilità". Al suo interno è stata costruita una scala a chiocciola in legno che permette la discesa fino in fondo; gli scalini hanno delle fessure attraverso le quali è possibile vedere l'antica scaletta in pietra usata originariamente dai lavoratori.

L'illuminazione interna avviene in maniera naturale attraverso un’apertura tonda creata sulla cupola che rende gli interni particolarmente suggestivi.

Angoli naturali di un passato ricco di tradizioni e di mestieri, luoghi impervi in mezzo a montagne selvagge che l'uomo ha saputo rivalutare e recuperare in nome di un passato glorioso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php