La tradizione costruttiva dell’ardesia: tetti e facciate

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La tradizione costruttiva dell'ardesia: tetti e facciate

L’uso tradizionale dell’ardesia come materiale di costruzione è diffuso soprattutto in Liguria dove in Valle Fontanabuona esistono le “vie dell’ardesia” che dalle cave in prossimità dei crinali scendono ripidi fino a valle e a costa. Si ritiene che in questa valle l’ardesia fosse nota già in età romana anche se le prime cave per l’estrazione della pietra nera si fanno risalire al X-XI secolo. Numerosi documenti successivi attestano la richiesta degli “abbadini” di ardesia per coprire i tetti delle chiese, dando la possibilità di localizzare antiche cave ed ipotizzare i metodi di estrazione e trasporto del materiale.

L’uso dell’ardesia (o pietra di lavagna) era ed è tuttora principalmente concentrato per le coperture, le pavimentazioni interne, per impermeabilizzare marcapiani ed elementi in aggetto, per isolare i camini ed anche come rivestimento delle facciate in luogo dell’intonaco. In quest’ultimo caso l’uso dell’ardesia in facciata è motivato anzitutto dal suo essere un rivestimento impermeabile e traspirante per le pareti esposte a nord che ha lo scopo di proteggere l’edificio dalla pioggia di stravento, dall’azione eolica ed anche dall’azione corrosiva del salino.

Sia nel caso in cui l’ardesia venga utilizzata nelle coperture che in facciata le tecniche di posa possono variare, esistono infatti due diversi tipi di posa: a calce (quella più tradizionale) o a ganci.

La posa a calce è il metodo tradizionale di copertura, meno rapido e quindi più costoso che prevede la chiodatura di ogni singola lastra e l’utilizzo di malta di calce quale legante, interposto anche fra le lastre. La posa a ganci prevede, invece, che le lastre siano fissate alla struttura in listelli d’abete con ganci, in acciaio inox o rame, permettendo la ventilazione della copertura. I ganci garantiscono la stabilità delle lastre anche in caso di rottura (a differenza dei chiodi) ed una semplice manutenzione nel tempo, dato che si può facilmente sfilare e sostituire anche una sola lastra.

E’ in ogni caso fondamentale l’esperienza della manodopera che deve essere in grado di riconoscere il corretto “verso” di posa delle lastre inde scongiurare problemi in corso d’opera.

La geometria standard delle lastre utilizzate oggi è rettangolare ma la misura della sovrapposizione tra gli elementi di copertura o l’utilizzo di altre forme dipendono in gran parte dalla pendenza del tetto o dalle zone climatiche.

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Galleria fotografica dei principali usi dell’ARDESIA come materiale da costruzione

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TIPOLOGIE DI TETTO

  • Copertura tripla genovese questa tipologia di copertura si utilizza in presenza di pendenze inferiori al 40% quando le lastre vengono disposte in modo tale che ognuna si sovrapponga per 2/3 alla lastra del registro sottostante: procedendo in questa maniera si arriva ad avere una copertura in cui le stesse ardesie hanno una triplice sovrapposizione fra loro ed in 1 mq ve ne sono circa 13. Garantisce ottima durata e resistenza al vento.
  • Copertura tripla a ganci viene messa in opera su listelli o correntini di legno della sezione di cm 4×3, oltre ai ganci può essere fissata anche con i chiodi.
  • Copertura doppia a ganci si tratta di una tipologia simile alla precedente dove diminuisce la sovrapposizione e di conseguenza il numero delle lastre e il peso a metro quadrato.
  • Copertura doppia a ganci con lastre scantonate sui due angoli bassi in questa tipologia cambia unicamente la forma della lastra ed aumenta la lavorazione a causa del taglio dei due lati diagonali, immutata la messa in opera rispetto ai due tipi precedenti.
  • Copertura a squame è una delle coperture più complesse e si presenta con uno dei due lati corti sagomato a semicerchio, costituisce la tipica copertura delle cupole delle chiese e campanili, sulle quali viene tradizionalmente fissata attraverso chiodi e malta direttamente sull’intonaco esterno. Le lastre devono essere rastremate verso l’alto in modo da permettere il raccordo circolare delle lastre stesse e la dimensione di esse diminuisce per ogni registro di posa, mano mano che dal piano di imposta della cupola si sale verso l’alto in rapporto alla progressiva diminuzione del diametro della cupola. Questa tipologia è usata anche su superfici piane quali mansarde, attici o semplici tetti dove il fissaggio può avvenire con chiodi o ganci. E’ piuttosto costosa per lo specifico taglio delle lastre.
  • Copertura semplice alla francese è una delle coperture più leggere, la forma a losanga a spigoli vivi non consente il fissaggio con i ganci per cui viene messa in opera con i chiodi. Il suo nome è dovuto all’uso diffuso di questa tipologia in Francia.
  • Copertura alla francese a ganci è una tipologia simile alla precedente in cui però gli angoli del quadrato sono smussati, la sovrapposizione è minima per cui la pendenza di queste coperture deve essere tra le più alte.
  • Copertura a lastra tranciata detta anche rustica montana è una delle più pesanti ed è caratterizzata dalla tranciatura della parte bassa dei tre bordi a vista che appaiono irregolari. La sovrapposizione può essere doppia o tripla e il fissaggio viene eseguito con chiodi e malta di calce.

 

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