Ardesia pietra di Liguria: storia della “gemma nera” della Fontanabuona

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La storia dell’ardesia è lunga ed interessante, nel 1959 a Chiavari fu scoperta un’antica necropoli ad incenerazione nella quale l’ardesia era stata usata per la realizzazione di tombe a cassetta e per i recinti sepolcrali è quindi testimoniato l’uso dell’ardesia già a partire dall’VIII-VII secolo a.C..

Il primo riferimento documentale importante risale al 1176 quando con atto notarile gli uomini della Valle del Recco si impegnavano a fornire le lastre per la copertura del tetto di quella che sarebbe poi diventata la Cattedrale di Santa Maria Assunta a Savona, l’ardesia era estratta dal Monte Tugio il cui versante rivolto alla Fontanabuona era caratterizzato dalla presenza di numerose cave abbandonate. Il trasporto avveniva lungo le Strade del Sale e del Pane a spalla fino a raggiungere Genova oppure passando per Uscio fino a Recco.

La lavorazione di questo materiale è sempre stata molto disagevole, molte immagini dell’Ottocento testimoniano addirittura il trasporto delle lastre sulla testa fatto dalle donne di Cogorno e Santa Giulia.

Nella cava del Monte San Giacomo il taglio dell’ardesia era realizzato a piccone con lavorazione a tetto, incidendo i filoni dal basso verso l’alto, un metodo particolarmente faticoso che costringeva i cavatori a respirare la polvere di pietra con conseguenti morti provocate dalla silicosi. Nel bacino della Valle Fontanabuona l’estrazione ha invece ha avuto inizio a partire dalla seconda metà dell’Ottocento con estrazione effettuata tagliando il filone dall’alto verso il basso. Soltanto intorno ai primi del Novecento si assiste alla creazione di impianti più moderni in grado di sveltire le fasi dell’estrazione con laboratori a bocca di cava che consentivano la riduzione dei blocchi in lastre e con la realizzazione delle teleferiche per il trasporto a valle. Oggi questi impianti restano solo a la testimonianza delle storia passata della Fontanabuona.

Nel secondo dopoguerra la tecnologia di estrazione ha fatto un enorme passo in avanti grazie all’invenzione di una escavatrice a catena dentata che consentiva di estrarre l’ardesia anche a cielo aperto, sebbene l’usanza prevalente è rimasta quella dell’estrazione in galleria.

Le attuali tecniche di lavorazione si basano sull’uso della segatrice a catena che seziona in blocchi il piano di coltivazione, ogni blocco ha una destinazione precisa che dipende dalla durezza, dalla forma e dalle dimensioni, negli stabilimenti moderni i metodi di lavorazione sono completamente diversi da quelli del passato: l’abbattimento delle polveri, l’insonorizzazione degli impianti, l’aerazione e la depurazione delle acque reflue hanno contribuito al generale miglioramento della lavorazione di questo materiale. I blocchi provenienti dalle cave sono smistati ai vari tipi di lavorazione, il materiale per l’edilizia viene squadrato per ottenere blocchi tagliati a misura dagli spacchini per poi essere utilizzati nelle coperture, nei pavimenti e nelle scale. Lavorazioni aggiuntive di levigatura e lucidatura sono effettuate per le lavagne e per i piani da biliardo.

 

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