Le abitazioni storiche sul Lago d’Orta: l’uso di “piode” o “beole” per tetti e facciate

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Questo portale ha dedicato molti articoli e una sezione specifica all'Ardesia "pietra di Liguria" perchè si tratta di un materiale dal grande fascino, ampiamente utilizzato per il rivestimento dei tetti e delle facciate liguri, per le pavimentazioni e per usi edili secondari…si tratta di un materiale antico il cui impiego è migrato dalla Val Fontanabuona anche fuori da questi confini, riconoscibile grazie a specifiche caratteristiche che è importante conoscere se si è intenzionati ad utilizzarlo come materiale di architettura.

Come in Liguria è diffuso l'uso dell'ardesia sul Lago d'Orta, in provincia di Novara, è piuttosto diffuso l'uso della pietra sotto forma di piode o beole per le coperture e le facciate, lavorate in lastre ricavate da blocchi di gneiss poi trasformate mediante martellatura e scalpellatura.

Tradizionalmente sul lago d'Orta si utilizzava la pietra di Oira, un ortigneiss di colore grigio chiaro, oggi la cava di Oira è stata dismessa e di conseguenza si usa una pietra diversa, proveniente dal bergamasco, che è piuttosto simile nel colore. La maggior parte delle chiese e dei monumenti antichi del lago d'Orta hanno tetti e facciate realizzati in lastre di piode.

Il tetto di piode poggia su una resistente impalcatura di travi e listelli, l'essenza lignea principalmente impiegata è il castagno in quanto molto resistente oggi sostituito dal larice. Le travi di legno (biroli) sono appoggiate a incastro, non c'è nessuna parte che viene inchiodata, in verticale, mentre i listelli sono appoggiati in orizzontale, creando un'interasse di 10-12 cm. In passato tutte le travi e i listelli venivano lavorati ad ascia, comportando un lavoro accurato e faticoso. 

Una volta posata l'impalcatura in legno, bisogna preparare le piode, ogni pioda è grande circa 40×50 cm però prima di posarla va lavorata. Quando acquistate nuove, infatti, sono tagliate a sega per cui hanno una linea molto dritta e netta. Bisogna invece sagomarle tutte con martello e scalpello, tagliarle e smussarle per adattarle al punto in cui si vuole posarle. Ogni pietra viene lavorata in un modo diverso assumendo forme differenti che consente alle singole pietre di adattarsi l'una sull'altra.
La posa avviene partendo dal basso, scegliendo accuratamente la posizione di ogni beola. Le pietre sono grandi circa 40 cm, ma una volta sovrapposte la parte visibile è di un quarto, per cui di circa 10 cm. Sono molto sovrapposte l'una sull'altra, è proprio questo a rendere particolare questa tecnica e a richiedere la presenza di una forte impalcatura di legno, che possa reggere il peso delle pietre. Grazie al peso e alla sovrapposizione, non c'è però la necessità di inchiodare o di mettere fermi alle pietre e alle travi. Si calcola che, vista la grande quantità di pietra necessaria alla costruzione del tetto, le travi debbano sostenere un peso di circa 3 quintali al metroquadro.

Il tetto in "piode" è anche tipico dell'architettura Ossolana (Val d'Ossola) dove diventa un elemento che connota fortemente il paesaggio, il suo utilizzo è strettamente legato alla disponibilità dei materiali in loco, in modo specifico del serizzo scistoso (gneiss).

In queste zone esistono tecniche e tradizioni costruttive di grande impatto visivo con soluzioni ricorrenti come i "nodi di gronda" dove la lastra di gronda viene direttamente appoggiata alla muratura perimetrale con minimo aggetto e senza canale di gronda (talvolta aggiunto dopo) o con lastra di gronda appoggiata agli elementi in legno leggermente aggettanti. Tradizione evidentemente esportata anche sul lago d'Orta dove è possibile rintracciare alcuni esempi.

         

L'uso della pietra a spacco sovrapposta come rivestimento di facciata è rintracciabile anche su alcune facciate del centro storico di Orta San Giulio (NO)  dove le lastre oltre ad essere molto spesse sono anche particolarmente irregolari, fissate a calce e ancorate le une alle altre con ferri piegati in maniera differente: alcuni (quelli sicuramente più antichi) hanno forma a "T" e servono a reggere contemporaneamente due lastre vicine, altri, invece, hanno forma a "L" e servono a reggere la base di una sola lastra.

       

Diversamente dall'ardesia che si presenta sotto forma di "abbadini" sottili, regolari e ben rifiniti, le beole hanno forma irregolare e spessori importanti.

      


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