L’antica tradizione delle coperture in scandole di legno e l’opportunità della conservazione

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Oggi i manti di copertura in scandole lignee sono piuttosto rari da trovare, se non del tutto assenti e in molti casi sono stati sostituiti da coperture realizzate con elementi in pietra o cotto. Alcuni esempi sono ancora conservati sulle montagne piemontesi dell’alta Valle di Susa, dell’alta Valle Anzasca e della Val Formazza.

Altri rari esempi sono conservati anche nell’Alta Val Bormida, nel Comune di Sassello (SV) e nell’alta Valle Orba. Testimonianze toponomastiche della antica presenza di tetti coperti con scandole si hanno peraltro anche in provincia di Genova: nel Comune di Davagna si trova, infatti “Scandolaro” un paese abbandonato e raggiungibile solo a piedi (rif. Marta Gnone).

I tipi di legno comunemente adatti a ricavare le scandole sono il rovere, la quercia o il faggio mentre in America si usa oggi anche una specifica qualità di cedro, il “Western Red Cedar”. Le scandole, in un passato lontano, erano ottenute a spacco e non a taglio e questo permetteva una loro migliore durata e qualità. Più spesso, soprattutto nel corso degli ultimi due secoli, le scandole sono state ottenute tuttavia anche per segagione.

Galleria fotografica di alcuni esempi di coperture in scandole di legno

NW_CS_26_2016_05La struttura su cui si poggia il manto di copertura in scandole varia sensibilmente, da regione a regione, e in relazione alla tipologia dell’edificio ma non risulta in ogni caso vincolante se non per l’inclinazione, in genere piuttosto alta e per la presenza dei listelli a cui sono ancorate le scandole.

Le scandole, nei tetti a capanna, si presentano come tavolette rettangolari di legno aventi, nell’alta Valle dell’Orba, due dimensioni fisse: la lunghezza, pari a 75 cm., e lo spessore di circa 3÷4 cm. La larghezza degli elementi varia invece in relazione alle dimensioni dell’albero da cui sono ricavate e, in genere, si aggira intorno ai 20-40 cm. L’elemento terminale del manto lungo la linea di gronda è chiamato scandolino e viene utilizzato per assicurare la tenuta dell’acqua in questo punto della copertura.

Secondo l’usanza dei luoghi la manutenzione delle scandole era garantita dopo circa 30 anni facendole girare così che la parte esposta agli agenti atmosferici veniva bucata, fornita di cavicchiolo e montata in alto, al riparo, sottoposta ad altri due strati di scandole. A volte, per prolungare ulteriormente la vita del tetto, le scandole venivano anche ribaltate in senso trasversale, in modo da invertire il lato interno del manto di copertura con il lato esterno. Le scandole eccessivamente deteriorate, inoltre, erano puntualmente sostituite con nuovi elementi.

Le coperture in scandole presenti nell’alta valle dell’Orba sono oggi in gran parte degradate a causa della vetustà degli elementi stessi e dell’assenza totale di manutenzione legata all’abbandono o ad un mutato modo di vivere. Se si vogliono tuttavia ancora mantenere le poche coperture in scandole superstiti è evidente la necessità di adeguarle alle nuove esigenze abitative valutando accuratamente i costi-benefici derivanti dalla conservazione di una copertura di questo tipo.


Per approfondimenti sul tema leggi questo interessante articolo della collega architetto Marta Gnone clicca qui

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