A cavallo di due province tra alto e basso Monferrato il paesino di Masio

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Masio, comune alessandrino sulla sponda destra del Tanaro, ha origini antiche e si trova a confine tra alto e basso Monferrato equidistante da Alessandria ed Asti a pochi chilometri da Felizzano, Oviglio e Solero.

Feudo del Vescovato di Asti e dei Visconti nel XII secolo i consoli di Masio strinsero un accordo con Alessandria ed Asti sugli aiuti di guerra ed esenzioni sui pedaggi. Nel XIII secolo grazie al contributo del comune di Asti venne costruita la torre  e nel secolo successivo divenne feudo dei Guttuari nobile famiglia astigiana.

Nel XV secolo passò ai Valperga, gruppo di famiglie nobili canavesi, che ottennero l’investitura dagli Sforza di Milano; nel 1451 Francesco Sforza concesse Redabue alla famiglia astigiana degli Scarampi. Nel 1650, durante la guerra dei 30 anni, il paese venne distrutto dai francesi.

Durante la seconda guerra mondiale Masio fu uno dei comuni liberi della “Repubblica dell’alto Monferrato “ con capoluogo Nizza Monferrato.

Il simbolo del paese è la già citata torre medievale del XIII secolo: alta 27 metri faceva parte di una grande opera di fortificazione che comprendeva il castello, la rocca, lo spalto, attualmente sono ancora conservati alcuni imponenti bastioni.

Gli ultimi restauri sono terminati nel 2013 ed hanno portato all’allestimento di un museo dal titolo “La torre ed il fiume” rievocatore di percorso storico tra le torri presenti su questo territorio.

Tra gli edifici religiosi da segnalare la Chiesa parrocchiale di San Dalmazzo in stile gotico del XIV secolo sorta sui resti di una antica struttura romanica e la chiesa di Santa Maria Maddalena recentemente restaurata che conserva un altare policromo in gesso.

A qualche chilometro da Masio sorge la frazione di Redabue con il suo splendido Castello di origine medievale, durante la “guerra di successione del Monferrato “ venne distrutto nel 1440 da Facino Cane, famoso condottiero mercenario dell’epoca.

Di quel periodo rimangono alcuni archi di tufo alternati con mattoni, le torri merlate ed una torre quadrata; dopo altre disavventure causate dalle ambizioni dei Savoia sul territorio monferrino, nel XVIII secolo i Savoia stessi intrapresero lavori di restauro e rimaneggiamenti che ne modificarono l’aspetto originario trasformando il castello difensivo a villa con parco annesso.

Nel 1830 la tenuta venne acquistata dalla famiglia genovese Doria Lamba. La struttura attuale è caratterizzata da un corpo basso ad un piano da cui si ergono una torre quadrata isolata ed un corpo di fabbrica a due piani con una torre tonda. La torre del XII secolo è una struttura a pianta quadrata.

Nel comprensorio molto scenografici sono la chiesa adiacente dello Juvarra, alcuni saloni del castello con specchiere, stucchi rococò e barocchi dei soffitti a motivi floreali ed il parco di circa dieci ettari con lunghi viali con alberi di alto fusto quali querce, ippocastani, tigli, olmi, aceri e cedri del Libano e con un suggestivo sottobosco con piante di mirto, ginepro e varie piante autoctone.


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