Piccioni e monumenti storici: sistemi antivolatili e casi studio a basso impatto

CASI STUDIO CONTRO IL DEGRADO CAUSATO DAI VOLATILI SUI BENI CULTURALI

Questo blog ha dedicato già ampio spazio al degrado causato dal guano dei piccioni e in generale dei volatili e a tutti i dispositivi in commercio. Oggi vogliamo segnalare due casi studio a basso impatto, reversibili e tutto sommato a basso costo.

Prima però occorre fare una premessa sull’argomento in quanto iIl degrado da volatili sui beni culturali è un problema strutturale, non solo estetico, e richiede presidi progettati con criterio conservativo.

Tipologie di degrado da volatili

Gli escrementi (guano) di piccioni, colombi e altri uccelli si accumulano soprattutto in aree riparate: sottotetti, cornicioni, mensole, nicchie, retro dei timpani, coperture e gronde.
Le principali criticità sono:

  • azione chimica: il percolato del guano, ricco di componenti acide e sali, dissolve il carbonato di calcio di pietre e intonaci, generando fenomeni di corrosione, croste nere e perdita di materiale, soprattutto dove sono già presenti microfessure e porosità aumentate.
  • azione fisica e meccanica: accumuli consistenti (fino a 800 kg/m³) introducono carichi non previsti su coperture e volte; la “picchiettatura” col becco su modanature e superfici più tenere produce micro‑scalfiture che accelerano il degrado e costringono a stuccature diffusive con conseguente alterazione cromatica “a macchia di leopardo”.
  • rischi igienico‑sanitari: il guano è veicolo di batteri, muffe, parassiti e spore fungine; per questo la sua rimozione va trattata come gestione di rifiuto speciale (CER 02 01 06), con dispositivi di protezione individuale e smaltimento in centri autorizzati.
  • danni indiretti: ostruzione di canali di gronda e pluviali, ristagni d’acqua, infiltrazioni nella muratura; imbrattamenti di vetrate, metalli e superfici dipinte; perdita di decoro e leggibilità del monumento.

Per la bonifica preliminare è necessario prevedere percorsi protetti, rimozione manuale/aspirazione con aspiratori assoluti, confezionamento in sacchi sigillati, termodistruzione o smaltimento controllato e successiva disinfezione con prodotti registrati come presidio medico‑chirurgico.

Presidi antivolatili: principi e tipologie

Nella progettazione dei presidi bisogna conciliare efficacia, minimo impatto visivo e piena reversibilità, verificando sempre la compatibilità con le prescrizioni della Soprintendenza. I sistemi più usati (spesso da combinare) sono:

  • spilli/ aghi antipiccione
    Barre lineari con punte in acciaio o policarbonato, applicate su cornicioni, davanzali, marcapiani, capitelli, nicchie, elementi sporgenti.
    Funzione: impedire la sosta e la nidificazione eliminando le superfici “comode” di appoggio. Vanno posati seguendo la geometria delle modanature e, su beni di pregio, fissati con sistemi reversibili (collanti compatibili o staffe meccaniche puntuali, evitando forature invasive).
  • reti protettive (reti bird‑net)
    Utilizzate per chiudere logge, sottotetti, cavedi, retro‑facciate, campanili. Possono essere in materiale plastico o metallico, sempre con maglia dimensionata sulla specie da allontanare.
    Su beni culturali è preferibile usare reti ignifughe, UV‑stabili e cromaticamente neutre, con sistemi di ancoraggio che non alterino permanentemente la muratura (tasselli limitati, telai indipendenti).
  • fili tesi e sistemi lineari a barra
    Cavi in acciaio o barre sottili posati lungo cornicioni e parapetti, con leggera elasticità che rende instabile l’appoggio dell’animale. Hanno un impatto visivo molto contenuto e sono adatti in contesti di alta sensibilità paesaggistica.
  • sistemi elettrificati a bassa tensione
    Binari o nastri con impulsi a bassissima energia che producono fastidio al contatto, senza danneggiare l’animale. Molto efficaci sui colmi di copertura e su grandi cornicioni, ma da valutare attentamente per compatibilità estetica, manutenzione e sicurezza.
  • dispositivi acustici o a ultrasuoni
    Possono aiutare solo come integrazione in contesti molto ampi; su beni storici e in aree urbane dense hanno efficacia limitata e rischiano di essere disturbanti per l’utenza, per cui vanno usati con estrema cautela e mai come unica misura.
  • barriere e chiusure anti‑intrusione
    Griglie, sportelli e piccoli diaframmi per impedire l’accesso a sottotetti, aperture di aerazione, nicchie profonde e cavedi, spesso punti di nidificazione primaria. Devono essere progettati su misura, in materiale compatibile e facilmente ispezionabile.

BUONE PRATICHE

Nel caso del restauro del campanile di San Felice ad Oviglio (AL) e di quello di San Michele a Felizzano (AL) si è scelto di intervenire anche con sistemi a basso impatto.

  • A Felizzano sul perimetro interno del tetto era infatti presente una fessura continua che consentiva ai piccoli uccelli di penetrare nel sottocoppo e nei sottotetti, con accumuli di guano difficili da controllare. In fase di cantiere, dopo la pulizia e la rimozione dei depositi, la fuga è stata sigillata in modo continuo con una malta di calce applicata a “tappo” sotto il manto di copertura. Si tratta di un intervento a basso costo, pienamente reversibile e facilmente ispezionabile. Sempre a Felizzano in corrispondenza delle bifore si è deciso di applicare reti a maglia fitta ancorate sulla facciata esterna utili ad impedire l’ingresso diretto dei medi e grandi volatili.
  • Ad Oviglio, invece, corrispondenza delle grandi aperture della cella campanaria sono state progettate e realizzate su misura delle rete fisse ad andamento curvilineo atte ad impedire l’ingresso dei volatili, garantendo la libera movimentazione delle campane.
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