Tecniche e strumenti per la diagnosi dei fenomeni di degrado

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Tecniche e strumenti per la diagnosi dei fenomeni di degrado: il Castello di Lusuolo in Lunigiana

Presento con grande piacere questo interessante articolo scritto a quattro mani da due nuove autrici del nostro blog che ho avuto il piacere di conoscere in occasione della costituzione dei gruppi Fb e LinkedIn di Architetti Specialisti in Beni Architettonici e del Paesaggio: si tratta degli architetti Alessandra Carlesi e Maristella Pafundi titolari della Luni Prog.Res. S.n.c. società di professionisti specializzati nel restauro dei monumenti, che fornisce servizi e consulenze nel campo della conservazione del patrimonio storico e architettonico.

Il lavoro che andiamo a presentare illustra una campagna di diagnosi dei fenomeni di degrado realizzata nel 2008 nell’ambito di un cantiere per il completamento dei lavori di restauro del Castello di Lusuolo (Mulazzo, MS) finalizzati ad ampliare le funzioni del Museo Regionale dell’Emigrazione Toscana

Il nostro studio aveva lo scopo di fornire dati utili al progettista incaricato del restauro per la scelta delle tecniche e dei materiali con i quali intervenire.

La fase diagnostica è partita anzitutto dalla verifica della resistenza delle malte di allettamento delle murature in pietra e degli intonaci concentrandosi sulle zone maggiormente degradate, in particolare su una facciata esterna e alcune pareti interne.

Il rilievo del degrado dei materiali è stato dapprima eseguito mediante osservazione diretta e comparazione visiva con il lessico della normativa UNI-NorMaL 11182:2006 Beni Culturali – Materiali lapidei naturali ed artificiali.

Successivamente è stato effettuato il prelievo di alcuni campioni di intonaco sui prospetti esaminati allo scopo di determinare la componente mineralogica e petrografica delle malte costituenti (indagine eseguita dal laboratorio di analisi dei materiali lapidei e pittorici del Dr. M. Spampinato di Lucca).

Successivamente sono state effettuate misurazioni penetrometriche (penetrometro PNT-G) per valutare la resistenza meccanica della malta di allettamento della muratura e di quella costituente l’intonaco. Questo tipo di indagine si basa sul principio che la resistenza meccanica della malta di calce dipende dall'intensità dei legami che la costituiscono, quindi è strettamente correlata con l'energia necessaria a disgregarla.
Carlesi-Pafundi-Lunisolo

Parallelamente è stata rilevata anche l’umidità relativa con misuratore elettrico dell’umidità (igrometro Testo 606) che si basa sul principio secondo il quale la resistenza elettrica di un qualsiasi materiale è in rapporto alla percentuale di acqua, ossia più alto è il valore dell'acqua in esso contenuta, minore è la resistenza del materiale esaminato.

Infine è stata eseguita una indagine termografica mediante camera termica (NEC THERMO TRACER TH7700) a raggi infrarossi. Questa tecnica, non distruttiva, si basa sulla misura della radiazione infrarossa emessa da un corpo determinandone la temperatura superficiale: vengono così generate delle mappe che associano alla temperatura rilevata un colore corrispondente.

Terminate queste indagini siamo passate all’elaborazione e restituzione dei dati. La restituzione grafica del rilevato ha consentito di riportare in scala 1:1 i contorni delle aree di degrado dei materiali lapidei realizzando una mappatura di degrado chiara ed esaustiva.

L’elaborazione dei dati sulla resistenza delle malte è stata realizzata sotto forma di schedatura con i valori di ciascuna misurazione ed il valore finale della resistenza meccanica. Per la malta da muratura la scelta dei punti di rilevazione è stata condizionata dalla presenza di lacune dell’intonaco che consentissero l’effettuazione della prova senza doverne demolire una porzione.

Le prove sull’intonaco, eseguite su strati diversi dall’intonachino al rinzaffo, hanno dato tutte buoni risultati. Vanno però considerati i fenomeni di deposito superficiale costituito da calcite di ricarbonatazione, risultanti dalle analisi chimiche, che possono aver influito favorevolmente sui risultati. Possiamo comunque dire che l’intonaco si presentava piuttosto compatto e resistente, poco interessato da fenomeni di disgregazione.

Piuttosto diffusi invece i fenomeni di distacco dovuti ad una scarsa adesione tra l’intonaco e la muratura dove la malta di allettamento è risultata spesso interessata da una forte disgregazione, specialmente nella fascia sottogronda.

Gli elaborati ottenuti dall’indagine termografica passiva hanno attestato un lieve fenomeno di umidità per risalita capillare, limitato ad una fascia di pochi centimetri dal terreno, per altro confermato dalla misurazione dell’umidità relativa mediante igrometro manuale.

Il quadro diagnostico risultante dalla comparazione delle diverse analisi e dalla mappatura del degrado ha evidenziato l’importanza della lettura critica dei dati incrociati che consente di superare i limiti di ciascuna indagine, fornendo conclusioni attendibili ed utili per testare lo stato di conservazione del manufatto e giungere alla definizione di un progetto di restauro quanto più possibile concreto e rispettoso dell’esistente.


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