Che cos’è il restauro? Dentro e fuori il restauro

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In un articolo che ho pubblicato nel 2008 sul n.15 di «Iter», Trimestrale di ricerche, fonti e immagini per un territorio (Impressioni Grafiche) ho trattato il tema del restauro e tutto ciò che rispetto al restauro sta "dentro e fuori".

A distanza di oltre sei anni ritengo importante ritornare sul tema in quanto sempre più spesso ricevo, per così dire, "richieste di aiuto", da parte di persone impegnate nel recupero delle loro abitazioni che mi chiamano per accertarsi che i lavori che le imprese stanno effettuando sui loro beni siano effettivamente a regola d'arte, confondendo troppo spesso il "restauro" con  il "ripristino", la "reinvenzione", il "rifacimento".

Prendiamo spunto da una tavola rotonda aperta a nove dei più autorevoli esperti sul tema del recupero messi a confronto sulla definizione del termine “restauro” e, nello specifico, leggiamo la definizione di Giovanni CarbonaraS’intende per «restauro» qualsiasi intervento volto a conservare e a trasmettere al futuro, facilitandone la lettura e senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo, le opere di interesse storico, artistico e ambientale; esso si fonda sul rispetto della sostanza antica e delle documentazioni autentiche costituite da tali opere, proponendosi, inoltre, come atto d’interpretazione critica non verbale ma espressa nel concreto operare. Più precisamente, come ipotesi critica e proposizione sempre modificabile, senza che per essa si alteri irreversibilmente l’originale”.
Sulla base di questa definizione emerge che “le tracce del passaggio nel tempo” e “il rispetto della sostanza antica e delle documentazioni autentiche” sono tutti elementi che attribuiscono “valore” ad un manufatto al punto da farlo diventare oggetto di cultura, testimonianza materiale avente virtù di bene culturale. Se durante l’intervento di restauro queste “tracce” vengono in qualche maniera alterate o nascoste non si può più parlare di restauro perché della materia antica resta ben poco ed essa diventa qualcosa di diverso, possibile spunto per una nuova esperienza progettuale.

Ci tengo a dire che l’idea di mettere a confronto alcuni tra i più autorevoli esperti del restauro è del mio storico professore PAOLO BENITO TORSELLO, docente (oggi in pensione) di restauro e di teoria del restauro dell’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Architettura mentre il testo richiamato è: AA.VV., Che cos’è il restauro? Nove studiosi a confronto, Marsilio, Venezia, 2005.

A questo punto pare opportuno approfondire il significato di altri termini spesso associati al restauro ma che da “questo” sono di fatto piuttosto lontani, come la parola “ripristino”, “reinvenzione” o “rifacimento”, tutte operazioni che, consentendo l’alterazione del monumento, possono dare luogo a nuove interpretazioni attraverso vere e proprie ri-progettazioni.

Sono operazioni vicine al restauro, per il semplice fatto di riguardare le preesistenze, il “riuso”, il “restyling“, il “recycling”, il “recupero” e la “valorizzazione”. Grazie al riuso è, ad esempio, possibile garantire la conservazione dell’edificio storico attraverso la fruibilità del “contenitore” mentre attraverso il recupero è possibile focalizzare l’interesse su parti di patrimonio storico esistente spesso maltenute. In entrambi i casi, purtroppo, le ragioni di ordine pratico ed economico possono essere più forti dei principi conservativi o scientifici che dovrebbero guidare l’intervento. La “salvaguardia”, la “manutenzione” e la “prevenzione”, infine, sono operazioni più vicine alla “conservazione” che al restauro propriamente detto, interpretato come intervento diretto sull’opera in maniera rigorosa, scientifica e critica.

Confrontando questa analisi con le disposizioni vigenti in materia edilizia ci si accorge subito della confusione che esiste anche in campo legislativo, laddove il termine “restauro” è affiancato a quello di “risanamento conservativo” e per esso è ammesso “il ripristino, il rinnovo degli elementi costitutivi, l’inserimento degli elementi accessori e l’eliminazione degli elementi estranei”. Sulla base di queste premesse è possibile assegnare al restauro una valenza scientifica sintetizzabile in quattro criteri-guida principali: la distinguibilità dell’intervento, ossia operare in modo che ogni integrazione sia leggibile da vicino e consenta da lontano di godere dell’unitarietà dell’immagine; la reversibilità dell’azione, praticare cioè in maniera non definitiva ma tale da consentirci sempre di potere tornare indietro; il minimo intervento,  agire, cioè, soltanto quando è strettamente necessario e, infine, il rispetto dell’autenticità, cercare di non nascondere il dato materico a vantaggio del “(…) restauro creativo che è solo progettazione architettonica (…)”.

2 pensieri riguardo “Che cos’è il restauro? Dentro e fuori il restauro

  • Arch. Antonella B. Caldini
    13 Aprile 2017 in 18:22
    Permalink

    Buongiorno Cristiana,

    avevo trattato la questione in altri contributi usciti sul trimestrale ITER credo siano reperibili online all’indirizzo http://www.inforestauro.org (sezione Architettura, entrando negli ARTICOLI).

    Mi faccia sapere se li ha trovati altrimenti cerco i pdf originali.

    Le chiedo la gentilezza, se li utilizza, di citare sempre la fonte.

    Grazie

    Antonella Caldini

  • 13 Aprile 2017 in 16:57
    Permalink

    Buongiorno, 

    Ho letto l'articolo e, dal momento che sto srivendo la tesi di laurea magistrale sul restauro e la conservazione del patrimonio architettonico, mi chiedevo se fosse possibile avere altri link di articoli che trattano la questione.

    Grazie per l'attenzione,

    Cristiana Belloni

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