La tradizione costruttiva dei “maixei”: i muretti a secco liguri

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Data la mancanza di tratti pianeggianti facilmente coltivabili, la popolazione ligure ha sempre dovuto creare strutture ingegnose sui pendii delle colline e delle montagne: ampi gradini, terrazze o fasce di sostegno fino a costruire chilometri di muri a secco chiamati in dialetto "Maixei", che delimitavano le coltivazioni a terrazza.

La storia dei Maixei, dal latino maceries ossia muretto a secco, risale all'età del ferro circa mille a.C., essi sono costruiti manualmente con pietre del luogo spesso squadrate rozzamente. L'uso di questo costruito produceva non pochi vantaggi: costo zero della pietra, problema del trasporto molto ridotto ed essendo materiale del luogo era più resistente agli agenti atmosferici e si adattava meglio al paesaggio.

La realizzazione dei muri a secco avveniva incastrando pietra su pietra usufruendo della lieve inclinazione al terreno retrostante, la caratteristica più importante era il fatto che l'acqua scorreva senza essere trattenuta grazie agli interstizi tra una pietra e l'altra.

Quando la pioggia era copiosa e provocava frane e smottamenti, i danni erano molto limitati al contrario degli odierni muri in cemento nei quali l'acqua penetrando fa alzare il livello e trascina tutto a valle.

Il muro a secco è, ieri come oggi, l'immagine della Liguria, la sua sostituzione equivarrebbe alla distruzione di una tradizione secolare contadina, essi sono esempio di alta architettura dal gradevole impatto naturalistico.

Grandi ed importanti esempi si possono ammirare nella riviera di Levante nelle Cinqueterre per utilizzare la coltivazione della vite o in quella di Ponente per la coltura dell'olivo. Purtroppo recentemente l'arte della costruzione dei muri a secco e la conseguente attività di manutenzione sono diventate saltuarie portando ad un abbandono delle zone coltivabili con questa tecnica; oltre ad essere un patrimonio storico e culturale sono testimonianza di come contadini ed agricoltori siano stati capaci di convivere con un territorio aspro caratterizzato da colline, montagne e zone a strapiombo sul mare.

Oltre alla coltivazione della vite e degli ulivi, su questi pendii si coltivavano anche il foraggio, i cereali e gli ortaggi; la facile reperibilità del materiale, la quasi mancanza di trasporto e la scarsezza di manufatti necessari favorirono un grande sviluppo.

I terrazzamenti liguri hanno sempre rappresentato un ecosistema per la presenza di specie animali e vegetali per questo la Regione nel 2014 ha stanziato più di trenta milioni di euro per la salvaguardia ed il rispetto di queste preziose risorse attraverso apposite azioni contenute nel PSR (programma di sviluppo rurale).

Per rendere l’idea della vastità di queste opere basti pensare che secondo alcuni studi sommando la lunghezza di tutti i muretti a secco della Liguria si supera l’estensione della Grande Muraglia Cinese.

È quindi un patrimonio da conservare e proteggere negli anni a venire.

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