L’emergenza sanitaria e il rilancio del turismo di prossimità

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La grave emergenza sanitaria legata al Coronavirus oltre ad avere quasi interamente bloccato da metà febbraio il nostro Paese ha causato migliaia di vittime gettandoci tutti in uno stato di sconforto per la totale impotenza.

Adesso che parebbe superata la fase uno e che siamo tutti pronti a ripartire con la fase due si aprono dibattiti e confronti tra massimi esperti su quello che sarà il nostro futuro, su cosa accadrà al nostro turismo e alle nostre belle città d'arte.

Il 2020 sarà per il turismo italiano una disfatta? La risposta non è nè semplice nè immediata: ultimamente sentiamo sempre più di frequente parlare di turismo di prossimità un nuovo modo di viaggiare che spingerà verso mete "di prossimità" ossia a noi vicine favorendo in questo modo il rilancio turistico dei nostri borghi.

Ricettori di questa nuova forma di turismo potranno essere i contesti rurali, le aree montane, quelle collinari tutti itinerari sostenibili raggiungibili in maniera lenta, non a caso si parla anche di turismo lento.

Per turismo lento si intende un turismo concentrato su mete facilmente raggiungibili a piedi, in bicicletta, a cavallo oppure su treni speciali i cui tratti viari sono stati oggetto di precisi recuperi completamente integrati con la natura.

Questa forma di turismo favorirà i percorsi lungo i sentieri apprezzandone i paesaggi, l'arte, le peculiarità enogastronomiche tutti fattori che contraddistinguono il nostro paese e le nostre regioni, prima tra tutte il Piemonte che da sempre insiste sulla rivitalizzazione dei borghi rurali giocando proprio sul connubio tra bellezze artistiche e ricchezze enogastronomiche.

L'auspicio è che da un evento triste possa comunque "nascere" qualcosa di buono per noi tutti. 


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