Gli ultimi terremoti gridano “NO” ai cordoli in cemento armato: quali sono i possibili interventi alternativi?

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Gli ultimi terremoti gridano “NO” ai cordoli in cemento armato: quali sono i possibili interventi alternativi?

Il terremoto Umbria-Marche del 1997 e ancora di più i due terremoti del Centro Italia quello dell’agosto 2016 e quello dell’ottobre 2016 hanno evidenziato come l’uso dei cordoli in cemento armato sia sia rivelato in più casi "fatale" al punto da sconsigliarne anche l’uso nelle Norme Tecniche di Costruzione. Per lunghi anni, pertanto, sono stati promossi interventi che a posteriori si sono rivelati inadatti con grave danno al patrimonio edilizio pubblico e privato. Le Norme Tecniche in tale proposito suggeriscono interventi alternativo da attuarsi mediante cerchiature in sommità con cordoli armati o in acciaio.

I cordoli in muratura armata hanno il pregio di realizzare il collegamento attraverso una tecnica volta alla massima conservazione delle caratteristiche murarie esistenti, quelli in acciaio rappresentando una valida alternativa per la loro leggerezza e la limitata invasività e si prestano particolarmente bene al collegamento degli elementi lignei della copertura. Le Norme Tecniche precisano che “Gli interventi di consolidamento vanno applicati, per quanto possibile, in modo regolare ed uniforme alle strutture. L’esecuzione di interventi su porzioni limitate dell’edificio va opportunamente valutata e giustificata calcolando l’effetto in termini di variazione nella distribuzione delle rigidezze”. Il che sta a significare che il cd. rinforzo localizzato può in alcuni casi semplicemente “spostare” il problema in parti adiacenti alla zona rinforzata, in cui andrà a concentrarsi la richiesta di deformazione. Nell’ingegneria sismica un aumento localizzato di resistenza statica non necessariamente produce un miglioramento delle prestazioni è pertanto necessario valutarne con cautela l’effetto sul sistema.

Altri sistemi di consolidamento prevedono la realizzazione di cordoli in muratura armata con tessuti di rinforzo (SRG) inglobati nei letti di malta.

I cordoli in laterizio lamellare armato con tessuti in acciaio impiegano materiali chimicamente e fisicamente compatibili con quelli esistenti (laterizio o pietre), non introducono ponti termici (che al contrario si creano in quelli in c.a.), non soffrono dei problemi di scorrimento in corrispondenza della superficie di contatto muratura-cordolo tipici dei sistemi tradizionali e grazie alla buona adesione del tessuto di acciaio alla malta è possibile avere una buona resistenza flessionale.

Naturalmente la nostra conoscenza in proposito è in continua evoluzione, restano però una serie di questioni aperte: quanti sono in Italia gli edifici a rischio sismico? Che funzioni ospitano questi edifici (scuole, ospedali, VVFF…), quanto sono immobili di pregio (cd. beni culturali)? Quali hanno priorità di intervento?

Tutte domande aperte che meriterebbero tavoli di confronto ai diversi livelli (nazionale, regionale, comunale) e che dovrebbero anche coinvolgere le comunità locali e i cittadini…alcuni dicono che si sta già provvedendo in tal senso…vedremo.

[L’immagine di  copertina è stata estratta da un contributo del Prof. Ing. Andrea Penna esposto ad Alessandria in occasione di un ciclo di seminari sul tema “IL RECUPERO, IL RESTAURO E IL CONSOLIDAMENTO DI IMMOBILI STORICI E VINCOLATI”, ciclo di seminari ai quali la sottoscritta ha partecipato].

 

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