Nel savonese l'arte vetraria del Comune di Altare

Nel savonese l’arte vetraria del Comune di Altare

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L’arte vetraria altarese ha una tradizione molto antica, diverse sono le leggende che raccontano della storia di questa storica arte.

La prima leggenda ha come protagonista l’abate del cenobio di origine fiamminga trasferitosi a vivere nell’isolotto di Bergeggi, il quale, osservate le nostre montagne ricche di legna, combustibile per le antiche fornaci, tornato il patria, favorì il trasferimento di alcune famiglie di vetrai fiamminghi proprio nella cittadina di Altare.

La seconda storia narra invece di nobili normanni che, reduci da una Crociata nell’XI secolo, approdarono all’isola di Bergeggi e dai monaci residenti furono indirizzati a fondare delle fornaci per la lavorazione del vetro ad Altare.

Infine si narra che gli stessi monaci benedettini, custodi di molte tecniche di lavorazione tra le quali quella del vetro, la insegnarono a persone del luogo favorendo la nascita di una comunità.

Con il passare degli anni le famiglie locali dettero vita ad una corporazione chiamata “Università del vetro” favorita dai marchesi del Monferrato. I primi statuti che regolarono diritti e doveri dei mastri vetrai risalgono al 1495 e furono approvati istituzionalmente nel 1512 dal principe Guglielmo Paleologo, marchese del Monferrato e da Galeotto del Carretto.

I maestri vetrai vivevano in comunità ed erano guidati dal vetraio più anziano; ogni giovedì esisteva l’usanza, chiamata della “scodella delle anime” attraverso la quale si raccoglieva del denaro il cui ricavato veniva devoluto dal “consolato dell’arte” per opere di beneficenza e di pubblica utilità.

Il periodo estivo era il momento nel quale si riparavano le fornaci stesse e si faceva scorta del combustibile e di materie prime, mentre la lavorazione del vetro avveniva dal giorno di San Martino (11 novembre) a quello di San Giovanni Battista (24 giugno).

Il primo giorno di inizio del lavoro delle fornaci era caratterizzato da una cerimonia particolare chiamata “Messa del fuoco” durante la quale all'interno della Parrocchiale, il sacerdote benediceva due grossi ceri e li consegnava a due fanciulli, i quali, scortati dai consoli e dai maestri vetrai, arrivavano alle fornaci dove veniva acceso il fuoco.

Il primo lavoro eseguito era sempre un fiasco molto grande che doveva essere riempito di vino ed unito ad una grande torta di riso serviva per inaugurare e festeggiare la nuova stagione di lavoro.

Dal 1628 al 1631 anche Altare fu colpita da una terribile pestilenza che si concluse con il miracolo di San Rocco invocato per le sue guarigioni, per questo motivo venne eretta una chiesa a lui dedicata costruita anche con il contributo gratuito del vetrai.

La corporazione dei vetrai tra periodi prosperi ed altri difficoltosi resistette fino al 1823 quando Carlo Felice di Savoia fu costretto a sciogliere l’università a causa di lotte cittadine durate oltre 30 anni.

Le poche fornaci rimaste e le condizioni di sfruttamento dei lavoratori portò all’emigrazione di molti mastri vetrai in altre zone d’Italia dove fondarono nuove fornaci; alcuni si imbarcarono e raggiunsero perfino l’America latina. Un sentimento di dedizione al loro mestiere portò alcuni vetrai a fondare nel 1856 la Società artistico vetraria, con un consiglio di amministrazione eletto dall’assemblea dei soci. Questa società ebbe momenti positivi fino al suo inesorabile declino che la portò alla sua cessazione nel 1978; fortunatamente l’arte vetraria ad Altare non cessò fino a quando nel 1982 venne creato l'Istituto per lo studio del vetro e dell'arte vetraria (I.S.V.A.V.) con lo scopo di mantenere viva questa meravigliosa arte.

Dal 2004 presso la bella palazzina liberty di Villa Rosa è attivo il Museo del vetro nel quale si possono ammirare opere d’arte dal XVII secolo ai nostri giorni; vetri ad uso farmaceutico, oggetti artistici realizzati con la tecnica della soffiatura a mano ed i relativi strumenti per la lavorazione.

Dal 2016 il museo è stato impreziosito da una nuova illuminazione attraverso una lampada detta “levata” che prende il nome dalla massa di vetro fuso che i vetrai estraggono dal forno per produrre oggetti dalle svariate forme; nel particolare la base ricorda la forma ed il colore di fusione della colata, mentre la canna forata con la quale il vetraio da la forma agli oggetti è trasformata in uno stelo che diventa fonte di luce.

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