Villa del Balbianello un bene culturale donato al Fondo Ambiente Italiano

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Oggi Villa del Balbianello è un bene culturale di proprietà del F.A.I.: deve la sua realizzazione al Cardinale Durini, letterato e mecenate delle arti, che scelse il promontorio di Lenno nella Tremezzina sul Lago di Como quale luogo ideale  per edificarvi la sua casa di villeggiatura.

Fino al XVI secolo in questo luogo era sito un piccolo cenobio francescano come si evince da ciò che rimane dalla facciata della chiesetta con annessi due campanili. Alla morte del cardinale avvenuta nel 1797 il complesso comprendeva già due corpi quadrangolari comunicanti ed un elegante loggiato che sembrava un “ponte di collegamento tra la biblioteca ed il salotto della musica”. Nel corso degli anni la villa ha avuto numerosi proprietari ed ha ospitato importanti esponenti del Risorgimento Italiano.

Come spesso capita dopo 40 anni di abbandono agli inizi del XX secolo grazie al generale americano Butler Ames furono avviati importanti lavori di restauro per salvare anche i preziosi arredi. In seguito fu acquistata dall’imprenditore e collezionista milanese Guido Monzino che restaurò la struttura trasformandola in museo. Alla sua morte nel 1988, secondo il testamento, il Monzino lasciò la villa, gli arredi ed il giardino al Fai con una somma di denaro per la sua manutenzione.

La loggia, dalla quale si può ammirare la bellezza del lago di Como, è costituita da due ambienti chiusi: la biblioteca e la stanza della musica oggi “cartografo”. La pavimentazione della loggia è impreziosita dalla presenza di una rosa dei venti realizzata ad intarsio opera dello stesso imprenditore a ricordo delle sue spedizioni geografiche intorno al mondo.

La biblioteca conserva quattro mila volumi di argomento geografico dei suoi viaggi e preziose collezioni che rappresentano una delle raccolte più importanti sulle spedizioni alpinistiche e polari. La sala della musica ospita raccolte di carte geografiche e mappe sia moderne che stampe antiche del lago di Como. In entrambi gli ambienti il Monzino modificò gli arredi originali con un gusto prettamente anglosassone più pratico mantenendo comunque la sua eleganza; di pregio alcuni tappeti di manifattura Agra (origine Indiana e pachistana) della prima metà del XIX secolo con motivi vegetali: salici, cipressi e palmette stilizzate.

La villa, articolata su due piani, ospita arredi anglosassoni e francesi del XVIII e XIX secolo impreziositi da arazzi, tappeti orientali e meravigliosi lampadari italiani.


enlightened Ecco come arrivare a Villa del Balbianello


Tra le raccolte più significative e di pregio quelle riguardanti le antiche civiltà sudamericane con idoli Aztechi e statuette in terracotta Maya di epoca dal seicento al novecento d.C. raffiguranti personaggi della classe aristocratica. Altrettanto significativi ed importanti i reperti della civiltà africana con statue e maschere tra le quali spicca una figura femminile Bambara (Mali) simbolo di fecondità e ricchezza; tutta l’arte africana ha una funzione ben precisa, quella di trasmettere idee, immagini astratte e principi sociali legati molto spesso a misteri divini.

Le antiche civiltà euro asiatiche sono rappresentate tra i pezzi più significativi da una testa maschile in pietra con copricapo di manifattura Sumera (II millennio A.C.), una testa in marmo in stile geometrico dell’arte cicladica (III millennio A.C.) ed un gruppo scultoreo persiano caratterizzato da una figura antropomorfa tra due quadrupedi in bronzo.

Nel sottotetto è stato allestito il museo privato nel quale sono esposte attrezzature, foto e ricordi delle spedizioni del Monzino, tra cui spiccano svariati pezzi provenienti da popoli come i Masai, i giapponesi, i berberi, i tibetani, gli argentini. Molto particolari sono i pezzi delle popolazioni artiche caratterizzati da statuette in osso ed avorio che simboleggiano personaggi nei loro svaghi in canoa, cacciatori di foche, danzatori e suonatori; inoltre sono presenti statuette di foche, trichechi, orsi ed uccelli.

La parte adibita ad appartamento è composta da stanze soprattutto in stile francese Luigi XV e Luigi XVI con letto a baldacchino, cassettoni realizzati dall’ebanista di corte Cosson negli anni settanta del settecento ed un fumoir con boiserie in legno di cirmolo con inserti in cuoio dipinto raffiguranti scene di caccia e nature morte, tanto per citare le meravigliose preziosità degli arredi.

Naturalmente non mancano oggetti preziosi in argento come un servizio da scrittoio in stile neoclassico, un fermacarte con uniti frammenti di roccia dell’Everest; candelabri del XVIII secolo con lo stemma del Sacro romano impero, tappeti orientali e lampadari. Inoltre una serie molto particolare di tele ad olio e dipinti su vetro del XVIII secolo ad olio o tempera, una tecnica molto difficile poiché non consente né disegno preparatorio, né ripensamenti, né ritocchi ma è un’esecuzione direttamente sulla superficie.

Infine tra le svariate curiosità e preziosità nell’arredamento e nell’oggettistica: un orologio da viaggio del XIX secolo della manifattura Le Roy di Parigi chiamato “maresciallo” poiché Napoleone ne donò alcuni esemplari ai suoi ufficiali durante le campagne militari; statuine in terracotta invetriata della dinastia cinese Tang raffiguranti importanti dignitari e nobildonne.

Il giardino progettato alla fine del XVIII secolo durante la proprietà del cardinale Durini sorge su un promontorio roccioso e scosceso; subì interventi di consolidamento e restauro intorno agli anni Settanta del secolo scorso ad opera del Monzino. È caratterizzato da platani, glicini, edera rampicante, siepi di lauro e bosso e da un meraviglioso prato all’inglese verso il loggiato. Non mancano numerose statue che abbelliscono la parte adibita a giardino all’italiana con la rigida geometria della sua struttura e danno maggiore monumentalità al parco alla francese stile Luigi XVI. Una parte ospita specie botaniche della flora alpina come l’abete rosso, il pino mugo e della vegetazione mediterranea come il leccio, l’agave, ecc..


 

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